Giuggiole: cosa sono, proprietà e perché sono scomparse

Giuggiole: cosa sono, proprietà e perché sono scomparse

Sopravvissute nel modo di dire “andare in brodo di giuggiole”, ma scomparse dalle tavole in tutto l’occidente decenni fa, le giuggiole sono dei frutti molto interessanti sia per il loro sapore, che per le loro proprietà benefiche. L’albero di giuggiole (dattero Cinese) è originario della Cina, ma ha una lunghissima tradizione anche in Italia. Riscopriamo le giuggiole per ridare volto e onore a questo straordinario frutto.

Cosa sono le giuggiole?

La giuggiola è il frutto prodotto dalla pianta del giuggiolo. Si tratta di un piccolo arbusto di provenienza asiatica, che nel corso dei secoli si è diffuso nei paesi mediterranei e in Italia. Il motivo della loro rarità è che non ne esiste una coltivazione intensiva e la produzione è ristretta ad un ambito familiare.

L’albero è originario dell’Africa settentrionale e della Siria, e da lì ha trovato fortuna e un clima adatto in Cina e India. In Italia è arrivato con i romani che lo chiamarono Zizyphus, il suo nome scientifico. In Italia oggi viene coltivata solo in alcune zone della Toscana, Campania e Veneto.

Il gioggiolo è coltivato per i suoi prelibati frutti, ma anche perchè adatto ad essere usato come pianta ornamentale. I frutti sono delle drupe che hanno un unico seme all’interno. Hanno le dimensioni più o meno di un’oliva, con buccia di colore dal rosso porpora al bruno rossastro e polpa giallastra. La sua polpa ha una consistenza compatta e farinosa, dal sapore dolce leggermente acidulo, che ricorda quello della mela.

Giuggiole come si mangiano

Le giuggiole si possono consumare sia fresche che essiccate. Le migliori varietà fresche, dai frutti più piccoli e più succosi, sono le Sugar Cane, le Li, le Sherwood, le Chico e le Honey Jar. Le migliori varietà da essiccazione sono le Lang e le Shanxi Li. I cinesi consumano spesso le giuggiole come spuntino naturale o dessert che non fa ingrassare.

Potete consumarle come snack spezza fame, integrarle nella preparazioni di dolci o per preparare delle squisite confetture. Potete inoltre utilizzare questi frutti come dolcificante in alternativa dello zucchero.

Vitamine, minerali e calorie delle giuggiole

Questo frutto è ricco di vitamine e minerali. Le sostanze nutritive maggiormente rappresentate nelle giuggiole sono il fosforo, il potassio, il rame, la vitamina B3, il calcio, il manganese, il ferro e in particolare la vitamina C. Sono inoltre ricche di acqua ma povere di grassi e proteine. Le calorie delle giuggiole sono 79 ogni 100 gr di prodotto.

Proprietà e benefici delle giuggiole

Le giuggiole sono state utilizzate per secoli nella medicina tradizionale orientale per curare una grande varietà di disturbi. La giuggiola può essere consumata cruda, ma i suoi benefici vengono potenziati se viene elaborata attraverso la bollitura, cottura o essiccazione.

Ecco le principali proprietà benefiche, curative e nutritive dei frutti delle giuggiole.

Antiossidanti: Sono ricche di polifenoli e vitamina C, potenti antiossidanti: aiutano a contrastare l’azione nociva dei radicali liberi mantenendo la pelle più giovane;

Aiutano in caso di stitichezza: Hanno proprietà lassative grazie al contenuto di antrachinoni e fibre che aiutano sia l’intestino che la digestione. Le giuggiole sono un frutto lassativo;

Rinforzano il sistema immunitario: Grazie alla vitamina A e alla vitamina C aiutano a rinforzare il sistema immunitario;

Utili per chi soffre di pressione alta: Sono in grado di regolare la pressione sanguigna grazie ai flavonoidi e ai glucosidi, elementi che riescono ad agire positivamente sulla pressione alta;

Salute ossea: Grazie alla presenza di ottimi livelli di calcio, fosforo e ferro, le giuggiole contriuiscono alla salute delle salute ossa;

Aiutano in caso di ansia, depressione: Nella medicina orientale vengono utilizzate per combattere i sintomi della depressione, dell’irritabilità e dell’astenia;

Il detto “Andare in brodo di giuggiole”

Il brodo di giuggiole è un liquore composto, preparato a partire dalle giuggiole appassite. “Andare in brodo di giuggiole” è una famosa espressione, che indica uno stato d’animo di grande soddisfazione e godimento.

L’origine del detto è un’alterazione dell’espressione di provenienza toscana “andare in brodo (o broda) di succiole” e lo stato di contentezza a cui fanno riferimento i due detti popolari si collegano alla bontà dei frutti citati.

Brodo di giuggiole ricetta

  • Procuratevi delle giuggiole mature, delle mele cotogne, uva rossa e limone biologico;
  • Disponete le giuggiole in un cestino e lasciatele appassire per due, tre giorni;
  • Lavate le giuggiole ed eliminate il nocciolo;
  • Lavate l’uva. Mettete le giuggiole in una pentola, aggiungete l’uva e lo zucchero;
  • Ricoprite il tutto con acqua, accendete il fuoco e lasciate bollire per 90 minuti senza coperchio, mescolando ogni tanto;
  • A questo punto aggiungete le mele cotogne e mescolate;
  • Dopo circa un’ora l’acqua si sarà asciugata. Aggiungete dunque il vino, alzate la fiamma e lasciate evaporare;
  • Quando il brodo sta gelificando, aggiungete la buccia del limone grattugiato;
  • Quando il composto avrà assunto una consistenza cremosa, toglietelo dal fuoco, lasciatelo intiepidire e  passatelo al setaccio;
  • Lasciatelo quindi raffreddare e poi travasatelo in bottiglie sterili;
  • Conservate il brodo di giuggiole in un luogo fresco e buio;

Fonte: Giuggiole: cosa sono, proprietà e perché sono scomparse

Compiti di cucina

Compiti di cucina
Scritto da Giuseppe Capano il Mi ricordo ancora che anni fa quando seguivo una classe come insegnante di cucina mi piaceva sperimentare e provocare i ragazzi dando a loro disposizione una serie di ortaggi e eventualmente frutti sollecitandoli a trovare poi semplici combinazioni di gusto.
Dovevano curare un minimo anche l’estetica, ma questo aspetto era il meno rilevante di tutti non perché non ha una sua precisa e grande importanza, piuttosto il mio intento era che si concentrassero su cotture, consistenze, condimenti, abbinamenti di erbe e spezie, presenze di alimenti con forti connotazioni di salute.

Su come abbellire i piatti ci si può arrivare anche dopo e gli aiuti tecnologici piuttosto che decorativi già pronti oggi non mancano di sicuro e aiutano molto.
In un tema pratico avevamo come alimenti a disposizione delle carote, dei broccoletti verdi, delle mele di fresco raccolto, una serie di erbe aromatiche a libera scelta, delle mandorle e naturalmente il condimento principe, l’olio extravergine d’oliva.
A loro il compito di elaborare alcuni piatti con la possibilità di aggiungere eventualmente un altro ingrediente principale  a propria scelta rimanendo però sempre nell’ambito vegetale.
Devo dire che si impegnavano molto e volentieri, naturalmente li aiutavo e guidavo cercando di non fare e dire troppo in modo da lasciare a loro più autonomia decisionale possibile.
Sono venute fuori cose interessanti, non sempre azzeccate, spesso con errori grossolani come anche con parentesi degne di nota e attenzione per essere frutto dell’impegno di ragazzi con difficoltà oggettive.
Eravamo, infatti, nello scenario di una classe con handicap di vario livello e il progetto di cucina che mi vedeva impegnato era mirato a far interagire al meglio i ragazzi con i problemi soggettivi personali.
Un aiuto di grande spessore perché la cucina come mi ha insegnato questa lunga esperienza ha un potere terapeutico di incredibile efficacia e importanza.
Tutto questo mi è tornato in mente perché giorni fa ero nella cucina professionale di uno dei tanti progetti che seguo, questo da moltissimi anni in verità, e casualmente gli ingredienti che citavo prima erano presenti e avevamo esigenza di trasformarli semplicemente in un piatto di accompagnamento.
Così è stato prendendo esempio dalla passata esperienza che ho raccontato finora, niente di speciale per carità, a noi serviva giusto da accompagnamento a pietanze principali però è stato bello far rivivere certe emozioni, tanto che domani vi presento questa elementare ricetta che nasconde dietro profondi insegnamenti di vita!

Carote mazzo integro 518

Fonte: Compiti di cucina

I benefici delle auto elettriche ed i miti da sfatare

I benefici delle auto elettriche ed i miti da sfatare

Le auto elettriche fino a qualche anno fa sembravano un'invenzione futuristica, accompagnata da un velo di utopia, che probabilmente si sarebbe concretizzata tra diversi decenni. L'Autofficina Autronica da anni riferimento per chi necessita di un meccanico ad Udine, ci spiega come lo scetticismo però ha lentamente lasciato il posto ad una realtà sempre più convincente, poiché i vantaggi delle auto elettriche hanno iniziato ad essere tangibili. Quell'invenzione che sembrava coì visionaria è invece risultata essere non solo possibile, ma estremamente vantaggiosa sia a livello ambientale che economico. In Cina, in California, in Norvegia, in Olanda ed in tanti altri paesi le auto elettriche si sono diffuse rapidamente, grazie anche ad intelligenti iniziative che hanno dato il via alla produzione sempre più massiccia di questi veicoli, come gli sgravi fiscali e gli accessi alle ZTL.

Nonostante i vantaggi evidenti apportati dalle auto elettriche ci sono ancora molti detrattori, che le ritengono insicure e poco efficienti. Una delle principali convinzioni è che le auto elettriche non garantiscono una ricarica sufficiente, poiché l'energia necessaria per alimentare la macchina potrebbe esaurirsi in breve tempo. In realtà non è così, infatti nelle auto elettriche moderne basta una ricarica di 24 minuti per caricarle dell'80%, garantendo una percorrenza di 280 chilometri. In media si è calcolato che la maggioranza degli italiani percorre 50 chilometri nel tragitto casa-lavoro, mentre chi vive al di fuori del centro urbano ne percorre 150. Risulta evidente quindi che una semplice ricarica è sufficiente per un utilizzo quotidiano dell'auto.

La scarsità delle colonnine di ricarica è invece un problema reale, ma in questo caso è sufficiente intervenire collocando lungo le autostrade e le strade cittadine maggiori stazioni di ricarica. In realtà in molti paesi esistono diverse colonnine di ricarica presenti in molte città, quindi l'Italia dovrebbe mettersi al passo per non rischiare di restare indietro. Alcuni detrattori sostengono che l'auto elettrica è poco sicura, in quanto le batterie rischiano di andare in corto circuito e di provocare un incendio. Altra falsa convinzione poiché le auto elettriche moderne sono dotate di batterie litio-polimero, dove l'elettrolita in sale di litio è contenuta in un composito di polimero solido. Ciò significa che anche in caso di danneggiamento delle celle non ci sarebbe nessun rischio di incendio.

Infine si ritiene che la guida di un'auto elettrica sia piatta e poco divertente. Altro mito da sfatare, poiché le auto elettriche garantiscono una guida lineare, una spinta istantanea, nessuno strappo in ripresa ed un elevato comfort. In modo particolare nelle strade di campagna o di montagna è possibile vivere quasi in simbiosi con l'ambiente circostante, grazie all'estrema silenziosità dell'auto elettrica che garantisce una guida piacevole e rilassante.

Le macchine da caffè preferite dagli italiani

Le macchine da caffè preferite dagli italiani

In Italia, bere un caffè è un rito acquisito da sempre. Infatti, per quasi tutti noi, sorseggiare il caffè appena svegli è un’abitudine della quale non si può rinunciare, così come la ‘pausa caffè’ di metà mattinata e il caffè da consumare dopopranzo.
A casa molti italiani hanno rinunciato a preparare il caffè con la classica moka e hanno sposato con piacere, la praticità rappresentata dalle macchine per caffè che nel giro di pochi secondi,  ci regalano il piacere di degustarne uno bello fumante.
Da quando è avvenuta la esponenziale apparizione sul mercato di questi piccoli elettrodomestici, si è verificato un immediato interesse da parte dei consumatori che hanno salutato questa opportunità ben felici di sorseggiare anche a casa una bevanda come quella che si consuma al bar.
In cialde oppure in capsule o, ancora, caffè macinato o chicchi da macinare rappresentano la tipologia che viene offerta dalle case produttrici e che fanno spaziare la loro offerta da poche decine di euro fino a giungere a qualche centinaio a seconda delle performance e delle caratteristiche.
Ci sono quelle alle quali basta inserire una capsula, altre che utilizzano la cialda, altre ancora che usano caffè macinato e le più sofisticate che accettano caffè in chicchi che vengono macinati direttamente per essere trasformati in polvere dalla quale si ricava il caffè.
Ma qual è la miglior macchina da caffè attualmente in circolazione?
Come si ha modo di intuire è difficile stilare con certezza quale sia la miglior macchina da caffè proprio perché le tipologie sono differenti e non sarebbe equo stabilire che la macchina X che utilizza cialde sia migliore della macchina Y che sfrutta le capsule.
Però possiamo indicare quelle che sono le macchine che stanno riscuotendo un notevole successo e, conseguentemente, di vendite.

Cialde
L’Ariete Konsuelo Cappuccino Kimbo è quanto prodotto dalla sinergia di Ariete e Kimbo. Utilizza solo cialde ESE. Bella e pratica, tramite il suo cappuccinatore automatico è in grado di preparare bevande a base di latte come cappuccino, cioccolata, crema di latte ect.

Capsule
La Nexpresso Pixie risulta essere molto gettonata grazie al suo design accattivante, alle dimensioni contenute e all’estrema semplicità. E’ dotata di due pulsanti attraverso i quali poter scegliere la modalità ‘caffè ristretto’ e ‘caffè lungo’. Tra le caratteristiche segnaliamo quella della decalcificazione automatica. Viene prodotta principalmente da due brand del settore: Krups e De’Longhi.

Caffè automatico
La De’ Longhi Magnifica S ECAM21.110 è quanto di meglio si possa scegliere. E’ dotata di macinacaffè incorporato e automatico particolarmente silenzioso. Il serbatoio capiente assicura una reale praticità soprattutto quando si deve decalcificare la macchina. E’ possibile regolare: macinatura caffè, corposità, quantità di caffè da erogare, temperatura dell'acqua. Tra le sue caratteristiche troviamo: Schiumalatte, timer accensione/spegnimento automatico; risparmio energetico con modalità stand-by; avvisi (decalcificazione, svuotamento fondi caffè, fine dell'acqua, sostituzione filtro addolcificatore).

 

Flan di spinaci: la ricetta del tortino salato con gli spinaci

Flan di spinaci: la ricetta del tortino salato con gli spinaci

Facile 50min Per 4 persone kcal 250

ingredienti

Le calorie si riferiscono a 100 gr di prodotto

Il flan di spinaci è un tortino a base di spinaci, uova, formaggio, pinoli ed una spolverata di noce moscata. Si cuoce in forno e può essere consumato sia da solo che accompagnato da una fonduta di formaggio per arricchirne il sapore.

Mondate gli spinaci rimuovendo i gambi e lavate accuratamente le foglie prima di metterle ad asciugare su uno strofinaccio (1). In una pentola capiente e dal fondo spesso versate un filo di olio extravergine d’oliva. Una volta caldo, versate gli spinaci all’interno lasciando cuocere per circa cinque minuti salando e pepando una volta ammorbiditi (2). Trasferite gli spinaci cotti all’interno di un colino e, con il dorso di un cucchiaio, schiacciate in modo da far fuoriuscire il liquido in eccesso (3).

Trasferite gli spinaci cotti e strizzati all’interno di un frullatore. Aggiungete le uova, il parmigiano grattugiato, i pinoli, sale, pepe ed una spolverata di noce moscata. Frullate il tutto per circa due minuti in modo da ottenere una crema liscia ed omogenea (4). Versate il composto ottenuto all’interno di stampi oleati e coperti di carta forno sul fondo. Adagiate gli stampi all’interno di una teglia dai bordi alti e riempite d’acqua in modo da coprirli di un paio di centimetri. Cuocete in forno ventilato a 160°C per circa 30 minuti (5). Lasciate raffreddare il flan di spinaci prima di sformarlo e servitelo caldo accompagnato da formaggi o da un gustoso piatto di carne (6).

Consigli di preparazione.

Preparare il flan di spinaci è molto semplice e non prende molto tempo ma abbiamo comunque bisogno di fare attenzione in un paio di passaggi chiave

  • Rimuovete i gambi degli spinaci che risultano piuttosto duri rispetto alle foglie e di conseguenza cuocerebbero in tempi differenti.
  • Cuocete a fiamma moderata gli spinaci e mescolate spesso per evitare di bruciarli sul fondo ed utilizzate quindi per lo stesso motivo una buona pentola dal fondo spesso.
  • Strizzate accuratamente gli spinaci cotti per rimuovere il liquido in eccesso che diluirebbe la ricetta alterandone sia consistenza che sapore.
  • Frullate il tempo necessario per ottenere una crema liscia e, se necessario, passate il composto in un colino per rimuovere eventuali grumi.
  • In caso usiate stampini di metallo rivestite sia il fondo che i lati con carta da forno per evitare che il flan si attacchi alle pareti rendendo difficile sformarli.
  • Lasciate raffreddare i flan prima di sformarli in quanto il calore li rende inizialmente più cedevoli.

Conservazione.

Potete conservare il flan di spinaci per circa due giorni tenendoli coperti e in frigorifero.

Fonte: Flan di spinaci: la ricetta del tortino salato con gli spinaci

Vegliatura del Primo Freddo | Itinerarinelgusto

Vegliatura del Primo Freddo | Itinerarinelgusto

Nei giorni 1, 3, 4 e 5 novembre 2017, dalle ore 11 del mattino alle ore 19, all’azienda agricola Scapigliata, nella campagna di Fonteblanda, si terrà la prima edizione della Vegliatura del Primo Freddo: il giardino si animerà di bancarelle con i piatti della tradizione, vino nuovo e dolci casalinghi che sarà possibile acquistare e consumare in loco. E la sera possibilità di cenare su prenotazione telefonando allo 0564 885519.

Nell’occasione della “Vegliatura di primo freddo”, sarà presentato anche il nuovo progetto della Scapigliata: la Stiaccia Etrusca, un prodotto che, in realtà, è la riscoperta di un cibo arcaico del bacino del Mediterraneo, portato in Italia dagli Etruschi che l’avevano appreso dagli Egiziani. Si tratta di un pane sottile cotto su piatti di terracotta arroventati al fuoco.

Per cucinare questo prodotto sono stati progettati e realizzati speciali bracieri, frutto della ricerca di abili artigiani in grado di riprodurre dei “testi” tradizionali in terracotta refrattaria. Inoltre, è stato studiato un impasto adatto a questo tipo di cottura e un nuovo salume per la farcitura.

Per il resto l’evento è un tributo alle pietanze tipiche dell’inverno: la polenta con sugo di salsicce di maiale nero; le castagne frugiate e ballocce, il vino nuovo, i cantucci fatti in casa.

Per informazioni
LA SCAPIGLIATA SOCIETA’ AGRICOLA SRL
86, Strada Bagnacci – 58015 Orbetello (GR)
Tel. 0564 885519

Titolo dell’evento: Vegliatura del Primo Freddo

Nei giorni 1, 3, 4 e 5 novembre 2017, dalle ore 11 del mattino alle ore 19, all’azienda agricola Scapigliata, nella campagna di Fonteblanda (GR), si terrà la prima edizione della Vegliatura del Primo Freddo dove sarà presentato anche il nuovo progetto della Scapigliata: la Stiaccia Etrusca

Luogo: Azienda Agricola Scapigliata
Indirizzo: Strada vicinale dei Bagnacci 28 – Fonteblanda (GR)

Organizzazione: Azienda Agricola Scapigliata

Sito web per approfondire: http://www.lascapigliata.it

Su Facebook: https://www.facebook.com/Scapigliat…

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Fonte: Vegliatura del Primo Freddo | Itinerarinelgusto

Fondue bourguignonne: la ricetta originale e i consigli per prepararla

Fondue bourguignonne: la ricetta originale e i consigli per prepararla

Facile 20min Per 6 persone kcal 290

ingredienti

Le calorie si riferiscono a 100 gr di prodotto

La fondue bourguignonne è una ricetta tipica della Svizzera a base di carne fatta cuocere in caratteristici pentolini da tavola in olio riempiti di olio bollente e accompagnata da varie salse, come la maionese o la barbecue. La carne più indicata è quella di bovino ma potete adattare la ricetta in base ai vostri gusti.

Mettete il girello di manzo intero su un tagliere e privatelo del grasso in eccesso (1). Tagliate la carne in cubetti di circa due centimetri e mezzo per lato cercando di tenere la stessa misura per tutti (2). Massaggiate la carne con olio extravergine d’oliva e sale, accendete il fornellino sotto la pentola e riempitelo di olio di semi fino a metà. Lasciatelo riscaldare e riempite le ciotoline con le varie salse. Assicuratevi che l’olio abbia raggiunto la temperatura ideale ed immergete la carne cuocendola quanto più preferite servendovi degli appositi spiedi (3).

Varianti.

La fondue bourguignonne, il cui nome francese fa pensare all’antica origine proprio in questo paese, è consumato nei modi più disparati. Potete utilizzare i condimenti che preferite: dalla panna acida con erba cipollina fino alla salsa tartara o salsa di pomodoro piccante. La versione piemontese, ad esempio, utilizza l’olio extravergine d’oliva per la cottura della carne e prevede anche l’uso di altri tipi di carne, come ad esempio le salsicce o tocchetti di pollo. Per il taglio di carne non è strettamente necessaria la lombata ma potete sostituirlo con noce, scamone, girello o filetto. La cosa importante è che sia un taglio di carne molto morbida che si presti quindi alla preparazione di questa ricetta ed al consumo in piccoli ma spessi tocchetti.

Consigli di preparazione.

Preparare la fondue bourguignonne è estremamente semplice e richiede pochi ingredienti, basterà quindi seguire solo qualche piccolo accorgimento per fare bella figura

  • Fate attenzione a privare del grasso e delle nervature la carne in modo che risulti morbida dopo la cottura e facile da mangiare.
  • Tagliate la carne in tocchetti della stessa grandezza in modo da avere stessi tempi di cottura.
  • Non riempite eccessivamente il pentolino da fonduta né troppo poco. Riempirlo fino a metà sarà sufficiente per poter immergere completamente i tocchetti di carne ottenendo una cottura in olio profondo senza rischi.

Conservazione.

La fondue bourguignonne richiede il consumo immediatamente dopo la preparazione. In alternativa potete lasciar marinare la carne per una notte prima di consumarla.

Fonte: Fondue bourguignonne: la ricetta originale e i consigli per prepararla

Bradipo: 11 curiosità sul mammifero più lento del mondo

Bradipo: 11 curiosità sul mammifero più lento del mondo

Il bradipo, (Bradypus variegatus) noto per essere il mammifero più lento del mondo, fa parte dell’ordine degli sdentati, è nativo del Sud America, e vive gran parte della sua vita sugli alberi. Ha abitudini solitarie, è monogamo, dorme circa 19 ore al giorno e non beve acqua, dato che la assume da frutta e verdura. Conosciamo meglio i bradipi, questi animali lentissimi ma molto simpatici.

1. Il bradipo è così lento che gli cresce il muschio sul pelo

No, non è uno scherzo. Il bradipo è talmente lento che, come accade sulle rocce, sul suo manto peloso crescono delle alghe. Queste si rivelano utili a mimetizzarlo tra gli alberi delle foreste pluviali del Centro e Sud America in cui vive.

2. Esistono due specie. Bradipi didattili e bradipi tridattili, e si odiano

Questi animali lenti si classificano a seconda del numero di unghie, lunghe e prominenti, con cui terminano le zampe anteriori: esistono bradipi bibattili e tridattili. Il nome “didattilo” deriva dal greco e significa “dalle due dita”: in realtà due è il numero di unghie, perché le dita sono tre. I bradipi didattili e i bradipi tridattili, non sono buoni vicini: i bradipi tridattili vivono in zone non abitate da bradipi didattili, e viceversa. Gli incontri fra le varie specie sono caratterizzati da gesti di minaccia ed a volte da vere e proprie aggressioni.

3. Dormono da 15, fino a 20 ore al giorno

Come detto, i bradipi passano la quasi totalità della loro vita sulle cime degli alberi, sospesi tra i rami. Non scendono neanche per accoppiarsi, partorire e dormire. I loro lunghi artigli assicurano loro una salda presa alla corteccia. Dormono davvero moltissimo, fino a 20 ore al giorno. Spesso è difficile capire se sono svegli o se stanno dormendo. Anche da svegli rimangono spesso immobili e in perfetto silenzio.

4. Scendono dall’albero solo per defecare

I bradipi scendono a terra solo per defecare, circa una volta alla settimana. Fanno le loro feci in una buca scavata in precedenza e poi ricoprono tutte con foglie.

5. Il bradipo non beve acqua

A differenza degli altri mammiferi, i bradipi non sono capaci di mantenere la temperatura corporea costante: a causa di questa caratteristica, i bradipi vivono solamente in ambienti tropicali umidi e a clima mite tutto l’anno. L’alimentazione del bradipo è a base di frutta e verdura e la temperatura ambientale ideale per lui è intorno ai 22 °C. Non beve acqua, che invece assume da frutta e verdura. Di notte mangiano foglie, frutti e germogli che trovano sugli alberi e traggono buona parte dell’acqua di cui necessitano dalla linfa delle piante.

6. Le femmine lasciano il loro albero in regalo al figlio

Mentre i maschi vivono per tutta la vita su un unico albero, le femmine si muovono di albero in albero. Una volta che il loro cucciolo raggiunge la maturità sessuale, lasciando il loro vecchio albero al figlio, per stanziarsi su un’altro albero.

7. I bradipi ottimi nuotatori

Sebbene sulla terra non potrebbero essere più lenti e maldestri, i bradipi sono invece ottimi nuotatori. Capita che da un albero cadano nelle acque di un fiume, dove avanzano con ampie vogate dei loro lunghi arti.

8. I suoi peli sono rivolti all’insù

I peli della pelliccia del bradipo sono stranamente rivolti all’insù, in senso contrario rispetto a quella della maggior parte dei mammiferi. Il bradipo vive infatti appeso ai rami con il dorso girato verso il basso.

9. Può ruotare il collo di 270 gradi

Può ruotare la testa fino a 270 gradi, così da permettergli di vedere tutto l’ambiente che lo circonda.

10. Lento? No, lentissimo!

Famoso per la sua lentezza, il bradipo si muove a una velocità massima di circa 0,24 km/h.

11. Digeriscono in un mese

I bradipi si nutrono prevalentemente di frutti, foglie, insetti, piccole lucertole e carogne. Questa dieta estrema e nutrizionalmente povera da come risultato una digestione molto più lenta di qualsiasi altro mammifero ed un metabolismo incredibilmente lento, meno della metà di quello che ci si aspetterebbe per la loro massa corporea.

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Fonte: Bradipo: 11 curiosità sul mammifero più lento del mondo