Sarde a beccafico: la ricetta siciliana

Sarde a beccafico: la ricetta siciliana

Le sarde a beccafico son un piatto tipico della cucina siciliana e sono servite sia come antipasto che come secondo piatto. Si tratta di una ricetta dall’origine umile, nata come imitazione dei “beccafichi ripieni”, piatto aristocratico in cui si farcivano gli uccelli con le loro interiora. Nel caso delle sarde, il procedimento è simile ma si usano pangrattato e pinoli al posto delle frattaglie. Ci sono varianti in tutta la Sicilia ma, oggi, prepariamo la ricetta originale delle sarde a beccafico alla trapanese.

Come preparare le sarde a beccafico.

Tostate il pangrattato in padella per qualche minuto e lasciatelo raffreddare (1). Tritate grossolanamente l’aglio (2), i pinoli, l’uvetta (3)e il prezzemolo.

Condite il pangrattato con un filo d’olio, l’aglio, un pizzico di sale. Aggiungete il prezzemolo (4), i pinoli (5) e l’uvetta. Amalgamate per bene gli ingredienti e lasciate riposare per qualche minuto. Pulite le sarde (6) nel frattempo.

Mettete al centro di ogni sarda un cucchiaio di impasto (7) e avvolgetela su se stessa. Mettete le sarde in una teglia da forno, precedentemente oleata, e posizionatele vicine (8). Posizionate una foglia di alloro tra una sarda e l’altra in modo che si insaporiscano tutte (9). Inumidite le sarde nella teglia con il succo d’arancia. Cuocetele in forno preriscaldato a 180° per circa 15 minuti. Servite le sarde a beccafico fredde.

Varianti.

Le sarde a beccafico alla messinese.

Le sarde a beccafico alla messinese sono molto simili alla ricetta originale ma sono in umido perché, invece di essere cotte al forno, si cuociono in padella con il sugo al pomodoro. Inoltre, invece di essere arrotolate su loro stesse, si utilizzano due sarde, farcite come un panino.

Le sarde a beccafico alla catanese.

Le sarde a beccafico alla catanese sono impanate e fritte, in olio di semi, a immersione. In questo modo otterrete una vera delizia, impasto morbido e sarde croccanti. Inoltre il ripieno ha un’alta percentuale di pecorino perché aggiunge sapidità alla ricetta. Attenti solo a servirle ancora calde e soprattutto salatele all’ultimo, prima di portarle in tavola.

Come conservare le sarde a beccafico.

Le sarde a beccafico si conservano perfettamente in frigorifero per circa due giorni. Se, però, le sarde sono state fritte in precedenza, passatele al forno per qualche minuto in modo che recuperino la croccantezza originale.

Fonte: Sarde a beccafico: la ricetta siciliana

Alici in tortiera: la ricetta del secondo piatto tipico della Campania

Alici in tortiera: la ricetta del secondo piatto tipico della Campania

Le alici in tortiera sono un piatto di pesce tipicamente campano, una pietanza leggera, economica e molto gustosa: l’importante è utilizzare alici freschissime. Nella nostra ricetta le abbiamo pulite e liberate dalla spina, per inserirle aperte all’interno della casseruola, ma potete decidere anche di lasciare la lisca centrale, soprattutto se le inserirete chiuse, il risultato sarà comunque ottimo. Vi basterà condirle poi con aglio, olio, prezzemolo tritato e succo di limone, o aceto bianco, facendole cuocere a fuoco lento per un quarto d’ora. La vostra pietanza sarà quindi pronta per essere portata in tavola e gustata in tutta la sua freschezza.

Come preparare le alici in tortiera.

Pulite le alici: eliminate la testa staccandola all’altezza delle branchie, evisceratele ed eliminate la lisca centrale, stando attenti a non staccare le due metà.(1) Sciacquate le alici sotto acqua corrente molto delicatamente, per evitare che si rompano, e fate le scolare. Adagiatele in una casseruola larga, la tortiera appunto, e sistematele a raggiera, aggiungete l’olio, l’aglio a pezzetti, il sale e il prezzemolo.(2) Ora unite il resto delle alici, aggiungete il succo di limone e coprite con un coperchio, lasciando cuocere per 10/15 minuti. Le vostre alici in tortiera sono pronte per essere portate in tavola e gustate in tutta la loro bontà.(3)

Consigli.

Al posto del succo di limone potete utilizzare l’aceto bianco: fate cuocere le alici condite con olio, aglio e prezzemolo per 10 minuti, aggiungete poi l’aceto e fate sfumare per 5 minuti prima di servire.

Per dare un tocco in più alle vostre alici in tortiera potete spolverizzarle con del pangrattato da aggiungere in cottura. Al posto del prezzemolo potete invece utilizzare l’origano.

Potete cuocere le alici in tortiera anche chiuse così da garantirne l’integrità anche dopo la cottura: in questo caso non bisognerà togliere la spina centrale.

In alternativa potete cuocere le alici in tortiera in forno a 180° per 15 minuti. In questo caso potete aggiungere alla ricetta anche qualche pomodorino e della mollica di pane sbriciolata per donare maggiore compattezza e gusto al piatto.

Se amate le pietanze a base di alici potete preparare anche il tortino di alici, una pietanza sfiziosa e davvero semplice da preparare per stupire i vostri ospiti, oppure delle deliziose alici marinate per un antipasto leggero e gustoso.

Come conservare le alici in tortiera.

Potete conservare le alici in tortiera in frigo per 1 giorno coperte con pellicola trasparente o chiuse in un contenitore ermetico.

Fonte: Alici in tortiera: la ricetta del secondo piatto tipico della Campania

Lasagne ai frutti di mare: la ricetta del primo piatto delle feste

Lasagne ai frutti di mare: la ricetta del primo piatto delle feste

Facile 1h 30min Per 6 persone kcal 250

ingredienti

  • Lasagne 300 g
  • Calamari 250 g • 70 kcal
  • Cozze 200 g • 58 kcal
  • Vongole 200 g • 73 kcal
  • Pomodoro 400 g • 15 kcal
  • Besciamella 400 g
  • Basilico 1 mazzetto • 15 kcal
  • Olio extravergine di oliva 30 ml • 270 kcal
  • Polpa di granchio 250 g
  • Vino bianco secco 1/2 bicchiere
  • Sale marino 1 pizzico • 1 kcal

Le calorie si riferiscono a 100 gr di prodotto

Le lasagne ai frutti di mare sono un piatto unico perfetto da portare a tavola durante le feste di Natale per stupire parenti e amici. Potete scegliere i frutti di mare che preferite sulla lasagna oppure optare per un mix con vongole, calamari, cozze e surimi, come in questo caso. Una ricetta raffinata e leggera, da abbinare ad un bicchiere di vino bianco fresco.

Come preparare le lasagne ai frutti di mare 

Raccogliete i frutti di mare puliti in un piatto (1). Lavate i pomodori e affettateli (2). Mettete a cuocere in una padella (3). 

Aggiungete il basilico (4) e l’olio. Fate evaporare con il vino bianco secco (5). Aggiustate di sale. Abbassate la fiamma e cuocete con il coperchio (6) per 20 minuti. 

Togliete dal fuoco e filtrate il succo dei frutti di mare in un piatto (7). Mescolate con la besciamella (8) e mettete il primo strato sulla teglia (9). 

Mettete a bollire l’acqua per la pasta e buttate le lasagne (10). Togliete dopo 3 minuti (11). Ricoprite la teglia con le sfoglie di lasagna (12). 

Coprite con la besciamella (13) e condite con i frutti di mare sopra (14). Ricoprite con le altre sfoglie di pasta (15). 

Procedete così fino ad esaurimento ingredienti (16) e terminate mettendo i frutti di mare in superficie (17). Cuocete a forno preriscaldato a 180° per 30/40 minuti e servite le lasagne ai frutti di mare ancora calde. 

Consigli.

  • Per avere un misto di mare ancora più gustoso aggiungete un po’ di aglio ai frutti di mare, che dovrete ricordare di rimuovere.
  • Non è necessario abbondare di sale perché gli ingredienti sono già di per sé saporiti. Ricordate di cuocere il soffritto a fiamma bassissima perché vi occorrerà prelevare il succo da mescolare con la besciamella. Se quest’ultima non l’avete già pronta in frigorifero, preparatela a casa. Quindi mescolate in un tegame burro e farina in egual misura, sale e latte. Accendete il fuoco, fate asciugare girando di frequente.
  • Sulle lasagne ci sono diverse tipologie di pensiero. C’è chi preferisce non sbollentarle e chi le mette crude già in teglia. Nel caso sceglieste la seconda opzione bagnatele bene con la besciamella in modo che si ammorbidiscano.

Varianti.

Ci sono molte alternative per le vostre lasagne ai frutti di mare. Se vi piacciono anche altri sapori potete aggiungere gamberetti, telline o anche quadretti di pesce spada. Se vi piacciono le verdure l’abbinamento migliore è con frutti di mare e zucchine. Si tratta sempre di lasagne bianche da fare in forno. Se vi piacciono rosse aggiungete abbondante sugo di pomodoro in cottura con i frutti di mare.

Conservazione.

Le lasagne ai frutti di mare vanno consumate subito poiché i frutti di mare sono soggetti ad un deperimento veloce.

Fonte: Lasagne ai frutti di mare: la ricetta del primo piatto delle feste

Natale di Gusto 2017 | Itinerarinelgusto

Natale di Gusto 2017 | Itinerarinelgusto

Il gusto di stare insieme, di condividere emozioni, sapori e momenti normali che si fanno un po’ speciali: questa è l’idea di Natale di gusto, dedicato ai prodotti della nostra terra e allo stare bene insieme.
Che c’è di meglio, dunque, della buona tavola, dei prodotti delle tradizioni e del bello, per ravvivare le feste di Natale?
Ecco, allora, gli ingredienti di quest’anno che vede Cremona Regione Europea della Gastronomia: una mostra d’eccellenza dedicata al Genovesino allestita al museo civico Ala Ponzone, una rassegna gastronomica ispirata ai suoi quadri, da gustare con gli occhi e col palato, e poi aperitivi con prodotti tipici, tasting box distribuite nei negozi, spettacoli e animazioni per il centro, e vetrine illuminate per fare di queste feste un momento davvero scintillante, grazie anche alla collaborazione del Distretto Urbano del Commercio.

Luminarie di Natale: Le luminarie natalizie accolgono turisti, clienti e cittadini nel centro storico tra musiche, eventi ed iniziative culturali. Le luminarie natalizie sono curate dall’Associazione Botteghe del Centro in accordo con il Duc. Quest’anno si aggiungeranno nuove vie illuminate e di accesso al centro storico.

Abeti di Natale: Quest’anno, in occasione delle feste natalizie, saranno allestiti un albero in piazza del Comune e alberi di Natale nei quartieri della città per rappresentare la coesione tra centro storico e periferie.

Vetrine d’autore: Grazie alla collaborazione con i proprietari dei negozi del centro storico di Cremona e di Galleria del Corso, sarà allestita, per la terza volta, una mostra d’autore itinerante con opere del Laboratorio del Cotto cremonese, in alcuni negozi sfitti del centro storico (corso Garibaldi, corso Mazzini, Piazza Marconi e Galleria del Corso).

Shopping di Gusto: Grazie alla collaborazione delle associazioni di categoria, dei commercianti aderenti e del progetto East Lombardy sarà possibile effettuare un’importante azione di promozione della gastronomia dei prodotti locali tradizionali (PAT), a marchio DOP e IGP della nostra provincia, con un omaggio a chi farà acquisti nel periodo natalizio.

Aperitivi di Gusto: I bar del centro faranno aperitivi di Gusto in occasione del Natale, aperitivi a tema utilizzando prodotti del territorio o di East Lombardy.

Partecipano all’iniziativa:
 Malintesa – Vicolo del Cigno
 L’Hacienda – Piazza Pace
 Hobos – Piazza Pace
 Rio Bar – Piazza Pace
 La Tisaneria – Piazza Pace
 Metropolitan – Via dei Gonfalonieri
 Bio Caffè – Via dei Gonfalonieri
 Il Gatto e la Volpe – Via Mercatello
 Chocabeck – Piazza Stradivari
 Toast & Co – Corso Vittorio Emanuele II
 Bar Portici del Comune – Piazza del Comune
 Ristorante Centrale – Vicolo Pertusio
 Torrefazione Vittoria – Via Ferrabò

No spreco … di Gusto: Grazie alla collaborazione di associazioni di categoria e della neonata Associazione No Spreco con la collaborazione dell’applicazione Smart City Center di Cremona, è stato possibile organizzare, per tutto il periodo natalizio, una raccolta del prodotto avanzato a fini di beneficenza onde evitare gli sprechi e utilizzare in maniera efficace le produzioni dei nostri artigiani e ristoratori.

Sosta agevolata: Saranno 380 i posti disponibili con sosta a tariffa agevolata messi a disposizione da AEM S.p.A. e da Saba S.p.A. Saba farà pagare 1 sola ora agli utenti che parcheggiano tra le ore 18:00 e le 20:00 (invece di due ore) per tutto il mese di dicembre, dal lunedì al venerdì, nel parcheggio interrato di Piazza Marconi (134 posti).
AEM rende disponibili 246 posti dove gli utenti non pagheranno l’ultima ora della fascia oraria pomeridiana (dalle 18:00 alle 19:00), dall’11 dicembre al 6 gennaio 2018, nelle seguenti vie del centro storico: Corso Matteotti e Via Bernardino Gatti, Piazza Roma, Via Manzoni e Via San Filippo, Corso Garibaldi, Via XX Settembre, viale Trento e Trieste.
Viale Trento e Trieste è anche gratuito il sabato nel periodo dall’11 dicembre al 6 gennaio 2018. Il parcheggio Massarotti, in Via Massarotti 19, ha la tariffa giornaliera ridotta a 4 euro, fino al 2 gennaio 2018.

Natale ai musei e alla mostra del Genovesino: Dal 2 dicembre 2017 al 7 gennaio 2018, biglietto cumulativo a 18 euro, per la visita alla mostra del Genovesino, al Museo: Ala Ponzone, Archeologico e del Violino. Ingresso gratuito al Museo della Civiltà Contadina e di Storia Naturale.
Il coupon invece (in distribuzione presso i negozi e con la rassegna gastronomica ‘Il colore del gusto’) dà diritto all’ingresso ridotto a 8 euro alla mostra del Genovesino e al Museo Ala Ponzone.
Domenica 3 dicembre 2017 e 7 gennaio 2018, prime domeniche del mese, ingresso al Museo Ala Ponzone e alla mostra Genovesino a 3 euro.

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Fonte: Natale di Gusto 2017 | Itinerarinelgusto

Mandarini ripieni: la ricetta del dolce al cucchiaio delicato

Mandarini ripieni: la ricetta del dolce al cucchiaio delicato

Facile 1h 30min Per 10 persone kcal 260

ingredienti

  • Mandarini 1 kg
  • Tuorli 2
  • Zucchero 100 g • 470 kcal
  • Farina di riso 50 g • 360 kcal
  • Panna fresca 300 ml • 600 kcal

Le calorie si riferiscono a 100 gr di prodotto

I mandarini ripieni sono un dolce al cucchiaio sfizioso e originale, perfetto se portato a tavola durante le feste. Dopo aver svuotato i mandarini si prepara una crema pasticcera preparato con il succo degli agrumi. Vanno tenuti in frigorifero fino al momento in cui dovranno essere serviti. I mandarini ripieni sono un dessert di fine pasto molto scenografico, dal profumo irresistibile, che vi farà entrare subito nel clima festivo. 

Come preparare i mandarini ripieni.

Togliete la calotta del mandarino con un taglio orizzontale (1). Svuotate l’interno (2) e raccoglietelo in una ciotola ampia. Frullate i mandarini aiutandovi con un minipimer (3). 

Montate la panna (4) con lo zucchero. In un’altra ciotola versate lo zucchero e i tuorli (5). Dopo averli sbattuti aggiungete la farina di riso a pioggia (6). 

Aggiungete il succo filtrato dei mandarini (7), trasferite il composto in un tegame e accendete il fuoco (8). Girate di frequente e quando otterrete una crema liscia, togliete dal fornello e fate raffreddare. Mettete la crema in una ciotola e assemblate con la panna (9). 

Lavorate bene dal basso verso l’alto per non smontare la panna (10). Riempite la siringa da pasticcere (11) e farcite i mandarini fino all’orlo (12). Mettete in frigorifero per 40 minuti e servite. 

Consigli.

Per avere dei buoni mandarini ripieni si consiglia di scegliere quelli dal sapore meno aspro possibile e senza grumi. Le clementine, per esempio, sono perfette, purché non troppo piccole.

La mousse al mandarino potete prepararla anche con amido di mais o fecola di patate.

Ricordate sempre di filtrare il succo ottenuto per evitare la dispersione di grumi in eccesso che potrebbero risultare fastidiosi per la crema. Sono comunque dei validi addensanti.

Se avete dei biscotti secchi o neutri, come le lingue di gatto, accompagnateli con i mandarini ripieni.

Varianti.

Al posto della mousse al mandarino potete fare una semplice crema pasticciera. Quindi riempite i mandarini con il composto ottenuto di tuorli, zucchero e mandarino, prima di aggiungere la panna. Chi non vuole fare a meno della golosità può cospargere la superficie dei dolci con scaglie di cioccolato fondente.

Conservazione.

I mandarini ripieni si conservano massimo due giorni in frigorifero dal giorno della preparazione.

Fonte: Mandarini ripieni: la ricetta del dolce al cucchiaio delicato

Nissan: in primavera la nuova Leaf, prezzo base 33mila euro [Video]

Nissan: in primavera la nuova Leaf, prezzo base 33mila euro [Video]

Grazie alla partnership con Enel, a chi acquisterà la nuova Leaf saranno offerti gratuitamente due anni di ricarica gratuita nelle colonnine pubbliche e il wall box per la ricarica nella propria abitazione.

Nissan presenta in anteprima sul mercato italiano la nuova Leaf, l’auto 100% elettrica più venduta al mondo con oltre 300mila clienti a livello globale, disponibile nei concessionari dalla prossima primavera al prezzo base di 33mila euro, iva inclusa. Inoltre, grazie alla partnership con Enel, a chi acquisterà la nuova Leaf saranno offerti gratuitamente due anni di ricarica gratuita nelle colonnine pubbliche e il wall box per la ricarica nella propria abitazione.

Così Bruno Mattucci, presidente e Ad di Nissan Italia:

“Quello a cui stiamo assistendo oggi è che nei mercati in cui il prodotto è già stato lanciato, penso al Nord Europa, stiamo acquisendo 3 o 4 volte gli ordini che abbiamo acquisito sul vecchio modello. E non c’è ragione per cui questo non accada anche qui in Italia”

La nuova Nissan Leaf, che ha un’autonomia di 378 km grazie a una batteria da 40 kW che spinge un motore da 150 cv, non è solo la seconda generazione del modello lanciato nel 2010, ma è l’evoluzione della tecnologia applicata all’auto per sviluppare una mobilità che si integra nelle città del futuro, o smart cities, all’insegna della sostenibilità.

Si tratta di una rivoluzione epocale, simile a quella introdotta dallo smartphone nella comunicazione: la nuova Leaf infatti rivoluziona il concetto di auto non solo introducendo concretamente la guida autonoma, ma anche tecnologie come la Vehicle-to-grid (V2G) che trasformano l’auto in un vettore utile per lo stoccaggio e lo scambio di energia con la rete pubblica e privata, come la casa e l’ufficio.

Una rivoluzione che sarà spiegata da Nissan con l’Intelligent Mobility Tour che parte da Milano in Piazza XXV Aprile fino al 22 dicembre per poi toccare le principali piazze. Durante il tour la nuova Leaf sarà esposta dentro una teca avveniristica con un maxi schermo, che renderà visibile, attraverso led che si illuminano a settori, il funzionamento dello scambio energetico di cui è capace la vettura. In particolare a Milano, la Teca simulerà uno scambio energetico tra l’auto e un albero natalizio posizionato vicino a una colonnina sviluppata da Nissan e Enel che consente la ricarica bidirezionale.

“Oggi non è necessaria alcuna ulteriore innovazione affinché la mobilità elettrica sostenibile possa essere adottata”. Parola di Bruno Mattucci, presidente e Ad di Nissan Italia, che ha presentato in anteprima la nuova Nissan Leaf, l’auto 100% elettrica best seller di categoria a livello mondiale, con oltre 300mila vetture vendute, e disponibile nei concessionari al prezzo base di 33mila euro a partire dalla prossima primavera.

Secondo Mattucci per far decollare definitivamente la mobilità elettrica occorre la collaborazione di tutti gli attori coinvolti. A partire dalle istituzioni, che devono dare un indirizzo politico alla mobilità, fino ai produttori di energia che devono predisporre le infrastrutture, in particolare le colonnine di ricarica, per garantire la necessaria autonomia di viaggio alle auto elettriche. Come sta facendo Enel, che ha avviato un piano triennale per installare colonnine di ricarica in tutta Italia.

Fonte: Nissan: in primavera la nuova Leaf, prezzo base 33mila euro [Video]

Pizza e non solo: gli 8 cibi riconosciuti dall’Unesco patrimonio intangibile dell’umanità

Pizza e non solo: gli 8 cibi riconosciuti dall’Unesco patrimonio intangibile dell’umanità

Il responso tanto atteso è finalmente arrivato: la pizza, tra i piatti tipici della tradizione culinaria italiana, è stata dichiarata patrimonio immateriale dell’Unesco. La decisione è stata presa dagli esperti riuniti in Corea del Sud, dopo che nei mesi scorsi la Coldiretti aveva raccolto più di due milioni di firme per far ottenere alla famosa ricetta di origine napoletana il prestigioso riconoscimento e preservarla dagli attacchi di pirateria alimentare che continuano a moltiplicarsi in tutto il mondo. L’arte dei pizzaioli napoletani è in buona compagnia: non è infatti la prima volta che l’Unesco ha scelto di valorizzare ingredienti o cibi tradizionali selezionati in tutto il pianeta nella sua lista di patrimoni da preservare. Dalla dieta mediterranea alla cucina messicana, da quella francese alla birra belga, ecco gli otto cibi nominati tesori irrinunciabili dell’umanità.

Cucina messicana.

Nel 2005 il Messico è stato il primo paese al mondo a candidare la propria cucina a patrimonio dell’umanità. Perché? Secondo la delegazione che ne esponeva l’unicità a livello internazionale, mentre altrove “la cucina è solo storia di cibo e di pentole, qui è cronologia, memoria, religioni e radici di tutto un popolo”. E non avevano tutti i torti, se si considera che le tortillas, le famose sfoglie di farina di mais bianco, si realizzano in questo stato dell’America del Sud da ben novemila anni. Il riconoscimento è poi arrivato nel 2010. Da allora tutti i piatti locali, caratterizzati per la loro varietà di sapori e colori, e per la combinazione di diverse spezie e ingredienti unici, prevalentemente a base di mais, fagioli e peperoncino, sono considerati tesoro dell’umanità.

Dieta mediterranea.

Dal 2010 la dieta mediterranea è patrimonio immateriale dell’Unesco, riconosciuta per la sua eccellenza a livello mondiale. Considerata dagli scienziati tra gli stili di vita alimentare più sani del pianeta, si basa su un regime ricco e bilanciato di alimenti, tra cui cereali, verdura e frutta, olio d’oliva e legumi, e in misura più ridotta pesce, carni e formaggi. Ma è ritenuta preziosa anche perché ha creato un’identità comune a culture distanti tra loro, come quella spagnola, italiana, greca e marocchina, accomunate, però, dal Mar Mediterraneo, che bagna le coste dei rispettivi paesi dando vita ad un ambiente favorevole per la nascita e lo sviluppo di specie animali e vegetali che compongono le basi dell’alimentazione delle popolazioni locali.

Keskek turco.

Il kaskek, patrimonio intangibile dell’umanità dal 2011, è un piatto tipico turco servito in occasioni speciali, come matrimoni e altre cerimonie religiose, a base di carne e grano lavorato, da uomini e donne insieme, in grosse pentole. È proprio la preparazione a costituire un unicum culturale, dal momento che viene effettuata al suono di tamburi e mentre si recitano preghiere, e viene terminata con un vero e proprio rito a cui partecipa tutta la folla degli invitati al banchetto. La tradizione di questa antica ricetta è tramanda da generazione in generazione e salvaguardata da tutta la popolazione.

Cucina francese.

Non un piatto ma tutto lo stile alimentare e culturale che rappresenta. La cucina francese è stata dichiarata patrimonio intangibile dell’umanità nel 2011. D’altronde, gli esperti lo avevano sottolineato durante la cerimonia di premiazione: “il pasto diventa una pratica sociale destinata a celebrare i momenti più importanti della vita, nascite, matrimoni, anniversari”, in cui il mangiar bene e lo stare insieme sono accompagnati, come in un rito da tradizione, dall’attenta scelta dei vini, dai significativi gesti della degustazione e persino dall’eleganza con la quale si apparecchia la tavola. Attenzione, però, perché per essere davvero “francese” il pranzo gastronomico secondo l’Unesco deve rispettare uno schema ben preciso, e cioè iniziare con l’aperitivo e concludersi con un digestivo, oltre a comprendere almeno quattro piatti, una entrée, un piatto di pesce o carne con verdure, formaggio e dessert.

Washoku giapponese.

Washoku è la parola utilizzata per indicare la cucina giapponese, o meglio l’armonia del cibo di questo paese dell’Estremo Oriente, altro patrimonio intangibile dell’umanità riconosciuto dall’Unesco nel 2013, rappresentando oltre quattrocento anni di tradizione culinaria basata sulla bontà degli ingredienti, sulla valenza estetica della pietanza e sulla ritualità del pasto. Tra le caratteristiche fondamentali di questi piatti, c’è soprattutto il rispetto della natura e l’alternanza delle stagioni per infondere alle ricette il massimo del sapore e della fragranza. Il Washoku comprende anche le tecniche di lavorazione volte alla conservazione e valorizzazione dei prodotti, in primis del riso, che è l’elemento caratterizzante di questa cucina millenaria.

Kimchi della Corea del Sud.

Il kimjang, la tradizione di preparare e consumare il cosiddetto kimchi che inizia con l’inverno in tutta la penisola coreana, è un “bene culturale intangibile” che va preservato, perché “ha oltrepassato le generazioni e rappresenta lo spirito comunitario dei coreani. Fa parte della loro identità”. Con questa motivazione nel 2013 questo piatto tipico della Corea del Sud, a base di cavolo macerato e speziato, è entrato a far parte della lista dei tesori dell’umanità. Per molti secoli la realizzazione di questa ricetta, attraverso un lungo processo di macerazione degli ingredienti, è stata fondamentale per il popolo locale, dato che nei mesi più freddi dell’anno non c’era possibilità di trovare verdure fresche. Per di più alla cerimonia di preparazione partecipa la famiglia e l’intera comunità, andando a rappresentare un importante momento culturale e sociale, oltre che strettamente gastronomico.

Birra belga.

La birra belga è entrata nel novero del patrimonio dell’umanità nel 2017. Secondo gli esperti dell’Unesco, questa tradizione, fatta, tra gli altri, di Gueuze, Lambic e Blanche, merita di figurare nella lista rappresentativa di quanto di meglio la cultura immateriale dei popoli esprime perché, in un solo boccale, sono conservate tutte le tradizioni ereditate dagli antenati birrai e tuttora praticate, grazie alla trasmissione dei segreti di preparazione di generazione in generazione. Le bionde belghe si dividono in tre grandi famiglie: le Ale, ad alta fermentazione; le Lambic, a fermentazione spontanea, e le Lager, a bassa fermentazione, rispecchiando le altrettante anime della popolazione locale che a loro ha dedicato veri e propri musei per celebrare quest’arte secolare.

Fonte: Pizza e non solo: gli 8 cibi riconosciuti dall’Unesco patrimonio intangibile dell’umanità