Dieta del gruppo sanguigno: Gli alimenti da evitare

Dieta del gruppo sanguigno: Gli alimenti da evitare

La dieta del gruppo sanguigno ha raggiunto estrema popolarità negli ultimi anni, grazie ai libri del Dott. Mozzi che, riprendendo gli studi di Peter D’Adamo, ha coniato la dieta più adatta allo stile di vita di tutti i soggetti appartenenti ad uno stesso gruppo sanguigno e la sua teoria può davvero sorprendere.

L’Emodieta è una dieta che parte da un presupposto basilare e che è giusto ricordare: noi siamo ciò che mangiamo. In effetti, secondo il nuovo stile di vita suggerito, in primis, da Peter D’Adamo, ogni individuo, appartenente ad un determinato gruppo sanguigno, ha delle caratteristiche genetiche che determinano l’intolleranza a certi tipi di alimenti. Ciò prescinde, come si può ben capire, una correlazione, ovviamente anche acclarata dalla scienza, tra i nutrienti che assumiamo ed il sistema immunitario. Questo significa che evitando determinati alimenti, ben definiti per ogni gruppo sanguigno, ne guadagneremmo in salute e, probabilmente, saremmo esenti da alcune patologie, più comuni tra chi, invece, assume quei cibi sconsigliati proprio dal regime alimentare in questione.

In effetti, la dieta del gruppo sanguigno è un regime alimentare, uno stile di vita alimentare da apprendere e far proprio, diciamo, per tutta la vita. I giovamenti saranno immediati perché lo studio dei gruppi sanguigni e delle correlazioni tra nutrienti assunti, risposta del sistema immunitario e genetica ha dato risultati straordinari e certi sui quali riflettere.

L’Emodieta suggerisce elementi da assumere lecitamente ed argomenti aboliti dalla dieta in base ai gruppi sanguigni principali: 0,A,B ed AB. Le “regole” sono le stesse sia per gli Rh negativo sia per gli Rh positivo. Gli studi condotti si basano, altresì, sull’analisi storica dei gruppi sanguigni oltre che sulla loro geolocalizzazione, ed i risultati sono davvero interessanti.

La dieta del gruppo sanguigno per il gruppo 0

Il gruppo 0 è quello ancestrale. Avete mai sentito parlare di Paleodieta? Posto che esso era già presente nella Preistoria, questo gruppo individua soggetti robusti ed anche la dieta perfetta per questo gruppo sanguigno. Bisognerà cibarsi quindi di tutti i prodotti naturali e di cacciagione dei quali disponevano i nostri Avi preistorici. Largo, quindi, alla carne rossa. Gli appartenenti al gruppo sanguigno 0 sono spesso intolleranti al glutine, dunque bisognerebbe evitare il consumo di cereali e carboidrati oltre che di latticini, spesso ritenuti indigesti dai soggetti del gruppo 0. Via libera a carne, pesce e proteine.

La dieta del gruppo sanguigno A

Il gruppo sanguigno A ha fatto la sua comparsa nel Neolitico. Ragion per cui la dieta di base sarà quella incentrata sugli ortaggi da coltivazione. Si tratta di soggetti inclini ad ammalarsi, con un sistema immunitario fragile. Per tale ragione, si consiglia loro una dieta totalmente vegetariana, che escluda categoricamente latte e derivati, carni rosse ed insaccati. Il rischio è legato all’insorgenza di neoplasie.

La dieta del gruppo sanguigno B

Si tratta del gruppo sanguigno che apparteneva ai pastori nomadi di ben 15.000 anni fa. In questo caso, i prodotti caseari freschi sono ben tollerati dagli organismi con gruppo sanguigno B. Sono invece da escludere dalla dieta: mais, grano, frumento, lenticchie, arachidi, sesamo. I soggetti con gruppo sanguigno B possono inserire nella loro dieta carne, verdure stagionali, pesce e uova.

La dieta del gruppo sanguigno AB

Si tratta del gruppo sanguigno di più recente comparsa ed anche del più raro. Pensate che solo il 2.5 % della popolazione appartiene ad esso. Essendo giovanissimo, è anche il meno studiato e dunque risulta il più complesso sotto molteplici punti di vista. Stilare dunque una lista dei cibi benefici e di quelli nocivi per questo gruppo sanguigno non dev’esser stato facile. Tuttavia, i cibi assolutamente consigliati dovrebbero essere: pomodori, pesce, uova, legumi, ortaggi, ananas e tofu. Assolutamente banditi dalla tavola, invece questi alimenti: pollo, carni rosse, grano, fagioli e mais.

E tu, a quale gruppo sanguigno appartieni?

Fonte: Dieta del gruppo sanguigno: Gli alimenti da evitare

Le proprietà curative della frutta esotica. Le conoscevi?

Le proprietà curative della frutta esotica. Le conoscevi?

La frutta esotica, che spesso arriva sulle nostre tavole, ha un costo elevato e non è a chilometro zero. Fa molti chilometri per riempire il cestino della frutta, magari assieme a mele o pere, e non a caso. Nonostante non si tratti proprio di costi esigui, i frutti esotici hanno il loro fascino. Colorano i piatti, rendono fresche le pietanze, sono perfetti per i cocktail e perfino per le guarnizioni.

Le proprietà naturali della frutta esotica più nota

La frutta vanta notevoli proprietà e ciò non cambia per i frutti esotici. Alcuni frutti, tra i più noti, possono essere davvero un toccasana per la nostra salute ed, anche se non possiamo cibarcene quotidianamente, dobbiamo almeno sapere con chi abbiamo a che fare.

L’avocado non è sicuramente un frutto valido per una dieta ipocalorica. “Vanta”, infatti, ben 200 calorie per 100 grammi di prodotto. Tuttavia, ha tantissime proprietà. Molti non lo gradiscono poiché è quasi insapore. Ma l’avete mai provato con un pizzico di sale ed olio? Inoltre, ha davvero poteri magici. E’ un contenitore incredibile di vitamine: A, B1, B2, D,E,K,H,PP. Dovreste ricorrere al suo aiuto, se avete una digestione lenta o se avete un’infezione in corso. L’avocado è infatti un potenziale antibiotico ed antivermifugo. Va servito fresco.

Chi non ha mai assaggiato un buon mango in vita sua? Esso è ricchissimo di Vitamina c, proprio come il kiwi, ed è indicato in caso di irregolarità intestinale, in quanto potente lassativo. Non conservatelo in frigo.

La papaia, al contrario dell’avocado, è ipocalorica e dunque può essere inserita in una dieta mediterranea. Nei paesi tropicali la usano in caso di vari malesseri che potrebbero essere causati da infezioni, in quanto antibatterica.

Il dattero proviene da Israele. Dolce e gustoso, lo troviamo spesso sulle nostre tavole durante il periodo natalizio. Può sostituire le prugne come lassativo naturale, essendo ricco, anch’esso, di fibre utili alla regolarità intestinale.

Conoscete la Feijoa? Proviene dall’America latina ed è un frutto davvero prezioso per la salute. Un vero e proprio alleato contro le malattie. Innanzitutto, preverrebbe i problemi tiroidei; inoltre, aiuterebbe la regolarità intestinale ed avrebbe altresì un’azione antifungina. Oltre a ciò, essendo ricca di acido folico, potrebbe essere utile in gravidanza.

L’ananas è forse uno dei frutti esotici più apprezzati e consumati in Europa. Colorata e scenica, è un vero e proprio anti-cellulite e brucia-grassi. Le donne infatti amano moltissimo consumarla ed ovviare cosi ai fastidiosi inestetismi cutanei. Inoltre, è ricca di vitamina C, dunque aumenta le difese immunitarie e combatte i batteri.

I frutti esotici meno conosciuti e le loro proprietà mediche

Alcuni frutti esotici sono rari quanto affascinanti.

La Cherimoya proviene dall’America del sud. Ricca di vitamina C contrasta l’influenza ed è perfetta nel periodo invernale. Inoltre, è in grado di migliorare i processi digestivi.

Il Guava è prezioso in Messico. Sarebbe infatti denominato anche frutto del cuore, in quanto in grado di prevenire le malattie cardiache.

Il frutto della passione è conosciuto soprattutto per le sue proprietà afrodisiache, eppure è anche un potente antiossidante, oltre che un buon lassativo.

La pitahaya è originaria del Messico ed è indicata in ogni tipo di dieta. Disseta in estate e rinfresca.

Il tamarindo è conosciuto anche in Africa. Anch’esso può fungere da valido lassativo, ma protegge anche la mucosa dello stomaco.

I frutti esotici in Sicilia

Da qualche anno a questa parte, i siciliani hanno conosciuto un business incredibile, quello legato alla coltivazione di frutta esotica. Grazie al loro clima secco, sono riusciti ad investire ettari di terreno, e non solo nel ragusano, per questo tipo di coltivazioni. Tra le tante, le più fiorenti sono quelle di feijioa, avocado ed anona. Se, dunque, voleste acquistare a chilometro zero dell’ottima frutta esotica potete scegliere i mercati di frutta siciliani. Pensate che qui un kg di frutta esotica si paga solo 2 euro. Incredibile, non è vero?

Fonte: Le proprietà curative della frutta esotica. Le conoscevi?

La processionaria è pericolosa? Si, soprattutto per i cani

La processionaria è pericolosa? Si, soprattutto per i cani

La processionaria sembrerebbe un simpatico millepiedi peloso. Ma l’apparenza inganna. Si tratta infatti di un bruco molto pericoloso, soprattutto per cani e bambini.

In questa stagione, con l’arrivo del primo caldo, si può incontrare un insetto che rappresenta un pericolo mortale per i cani, la processionaria. Si tratta di un bruco peloso che si sposta in fila con altri esemplari, da qui il nome di processionaria, il cui nome scientifico è Thaumatopoea. E’ un insetto dell’ordine dei lepidotteri di cui il bruco è solo lo stadio larvale. In età adulta è una farfalla di colore grigio, con corpo tozzo e peloso. In questo periodo dell’anno – metà marzo – le processionarie sono allo stato larvale, cioè si presentano come li vediamo: bruchi.

Perchè la processionaria è pericolosa?

Come ogni creatura, anche la processionaria ha un’arma di difesa, i suoi peli urticanti. Questi migliaia di microscopici peli uncinati e urticanti se entrano in contatto con pelle e mucose, causano rilascio di istamina, la sostanza che viene rilasciata quando si hanno reazioni allergiche.

Per chi è perciolosa la processionaria?

La processionaria è molto pericolosa per gli animali domestici come cani e gatti, che possono rischiare anche la vita. Non è letale per l’uomo, al quale può provocare grandi fastidi, soprattutto nei bambini.

Processionaria cane

Tra cani e gatti, i soggetti che hanno più probabilità di entrare in contatto con la processionaria sono sicuramente i cani. Questi, incuriositi dal bruco, si avvicinano col naso per odorarli o per giocarci ed entrano in contatto con i peli urticanti. Qual’è il rischio? Dipende dalla quantità di peli che entra in contatto col cane e dalla zona che riceve lo strofinamento. Alcuni cani riportano lesioni gravissime, altri arrivano perfino a perdere la vita.

Il rischio maggiore è quando i cani mettono in bocca, io peggio, ingoiano la processionaria. A molti cani è stata asportata parte della lingua, ma se il bruco viene deglutito il problema può essere molto grave, arrivando anche a causarne il decesso. I tessuti del cane che entrano in contatto con i peli della processionaria vengono distrutti, innescando pericolosi processi di necrosi.

Processionarie cani: I sintomi

Il primo sintomo da contatto con i peli urticanti della processionaria è la salivazione intensa e improvvisa con infiammazione in bocca. Altri sintomi rilevanti sono: la perdita di vivacità del soggetto, febbre, rifiuto del cibo, vomito e diarrea e soprattutto quest’ultima può essere anche emorragica.

Cosa fare se il cane entra in contatto con una processionaria

Se il contatto avviene solo con il naso o la lingua del cane, si deve immediatamente procedere – indossando dei guanti in lattice – a lavare e risciacquare la zona interessata con acqua e bicarbonato, per poi contattare il veterinario per una visita d’urgenza.

Cosa fare se un umano adulto entra in cotnatto con una procesionaria

Il contatto dei peli del bruco provoca nell’uomo degli eritemi che possono essere facilmente curati dal medico di famiglia. Se è un adulto ad essere entrato in contatto con una processionaria, quello che dobbiamo fare è lavare immediatamente la parte del corpo che è entrata in contatto.

Cosa fare se un bambino entra in contatto con una processionaria

processionaria-bambino

Se invece è un bambino, meglio recarsi al pronto soccorso. Dal punto di vista cutaneo, se compare solo un po’ di rossore sulla pelle, basta applicare una crema emolliente con effetto antinfiammatorio e tagliare le unghie per evitare che, grattandosi, il bambino si faccia delle ferite e si infetti. In caso di reazione più importante o di peggioramento, saranno i medici del pronto soccorso a suggerire la cura adatta.

Come evitare la processionaria?

Con i cani c’è poco da fare, possiamo però insegnare ai bambini a riconoscerla, affinché la possano evitare. Meglio controllare bene la zona, prima di farli giocare. Lo stesso, prima di portare a passeggio il cane.

Dove è possibile incontrare la processionaria

Durante gite in campagna, tra i boschi, e pinete. Il maggiore rischio si riscontra a nord, dato che la processionaria non ama i climi umidi ma predilige quelli caldi. Questo è il motivo per cui infesta pinete e boschi di quercia durante la primavera. Non disdegnano neppure faggi, castagni e betulle.

Fonte: La processionaria è pericolosa? Si, soprattutto per i cani

Invitatione per un Testdrive con l’auto elettrica solare Sion

– Indicazioni: Una fotografia può essere scaricata su (http://www.epa.eu) –

L” estate scorse la giovane azienda  Sono Motors di Monaco ha suscitata una sensazione con la pubblicazione con la sua auto elettrica solare Sion.

Un”auto elettrica con un raggio d”azione di 250 chilometri per 16.000 Euro e celle solari integrati che converte l”energia solare in energia elettrica.  

Poco dopo la prima mondiale dell”auto elettrica nel Centro Tecnico di Monaco l”azienda è partita con il Sion per la grande e prima Testdrive Tour attraverso la Germania, Olanda, Francia, Belgio, Austria e Svizzera – e questo con grande successo. Più di 7000 persone sono venuti alle nostre fermate per vederlo e fare un primo giro di prova.

Nuova Tour nel 2018  

Per il grande successo della prima Testdrive tour si riprende con un altro giro.

‘Alla fine della tour le richieste per altre test drives ci hanno davvero sorpresi’ spiega la co-fondatrice Navina Pernsteiner. ‘I nostri visitatori si sono divertiti e ci hanno lasciato ottimo feedback’ dice la 29 enne. ‘Per questo faremo un”altra’.

Fermate a Roma, Torino, Firenze, Milano e Genova 

Questa volta il Team di Sono Motors  si è concentrato particolarmente sull”italia . Il Team ha deciso di fare il lancio della tour nella capitale a Roma. Ma anche quattro città grande servano come luoghi dove la gente ha la possibilità di fare un giro di prova: Torino, Firenze, Milano e Genova.

La giovane azienda invita di inscriversi per un test drive nella rispettiva città sul suo sito web.

Qui le date per la tour:

Roma: 10.03., 11.03., 12.03. 

Firenze: 17.03., 18.03. 

Genova: 21.03., 22.03. 

Torino: 23.03., 24.03. 

Milano: 27.03., 28.03. 

Ulteriori informazioni del Sion e di Sono Motors sono disponibili sul sito http://www.sonomotors.com. Il referente per i giornalisti è Julius Zimmer.

E-mail: julius.zimmer@sonomotors.com
+49-89-45-20-58-18

ROMA, February 2, 2018 /PRNewswire/ —

Nissan: in primavera la nuova Leaf, prezzo base 33mila euro [Video]

Nissan: in primavera la nuova Leaf, prezzo base 33mila euro [Video]

Grazie alla partnership con Enel, a chi acquisterà la nuova Leaf saranno offerti gratuitamente due anni di ricarica gratuita nelle colonnine pubbliche e il wall box per la ricarica nella propria abitazione.

Nissan presenta in anteprima sul mercato italiano la nuova Leaf, l’auto 100% elettrica più venduta al mondo con oltre 300mila clienti a livello globale, disponibile nei concessionari dalla prossima primavera al prezzo base di 33mila euro, iva inclusa. Inoltre, grazie alla partnership con Enel, a chi acquisterà la nuova Leaf saranno offerti gratuitamente due anni di ricarica gratuita nelle colonnine pubbliche e il wall box per la ricarica nella propria abitazione.

Così Bruno Mattucci, presidente e Ad di Nissan Italia:

“Quello a cui stiamo assistendo oggi è che nei mercati in cui il prodotto è già stato lanciato, penso al Nord Europa, stiamo acquisendo 3 o 4 volte gli ordini che abbiamo acquisito sul vecchio modello. E non c’è ragione per cui questo non accada anche qui in Italia”

La nuova Nissan Leaf, che ha un’autonomia di 378 km grazie a una batteria da 40 kW che spinge un motore da 150 cv, non è solo la seconda generazione del modello lanciato nel 2010, ma è l’evoluzione della tecnologia applicata all’auto per sviluppare una mobilità che si integra nelle città del futuro, o smart cities, all’insegna della sostenibilità.

Si tratta di una rivoluzione epocale, simile a quella introdotta dallo smartphone nella comunicazione: la nuova Leaf infatti rivoluziona il concetto di auto non solo introducendo concretamente la guida autonoma, ma anche tecnologie come la Vehicle-to-grid (V2G) che trasformano l’auto in un vettore utile per lo stoccaggio e lo scambio di energia con la rete pubblica e privata, come la casa e l’ufficio.

Una rivoluzione che sarà spiegata da Nissan con l’Intelligent Mobility Tour che parte da Milano in Piazza XXV Aprile fino al 22 dicembre per poi toccare le principali piazze. Durante il tour la nuova Leaf sarà esposta dentro una teca avveniristica con un maxi schermo, che renderà visibile, attraverso led che si illuminano a settori, il funzionamento dello scambio energetico di cui è capace la vettura. In particolare a Milano, la Teca simulerà uno scambio energetico tra l’auto e un albero natalizio posizionato vicino a una colonnina sviluppata da Nissan e Enel che consente la ricarica bidirezionale.

“Oggi non è necessaria alcuna ulteriore innovazione affinché la mobilità elettrica sostenibile possa essere adottata”. Parola di Bruno Mattucci, presidente e Ad di Nissan Italia, che ha presentato in anteprima la nuova Nissan Leaf, l’auto 100% elettrica best seller di categoria a livello mondiale, con oltre 300mila vetture vendute, e disponibile nei concessionari al prezzo base di 33mila euro a partire dalla prossima primavera.

Secondo Mattucci per far decollare definitivamente la mobilità elettrica occorre la collaborazione di tutti gli attori coinvolti. A partire dalle istituzioni, che devono dare un indirizzo politico alla mobilità, fino ai produttori di energia che devono predisporre le infrastrutture, in particolare le colonnine di ricarica, per garantire la necessaria autonomia di viaggio alle auto elettriche. Come sta facendo Enel, che ha avviato un piano triennale per installare colonnine di ricarica in tutta Italia.

Fonte: Nissan: in primavera la nuova Leaf, prezzo base 33mila euro [Video]

Giuggiole: cosa sono, proprietà e perché sono scomparse

Giuggiole: cosa sono, proprietà e perché sono scomparse

Sopravvissute nel modo di dire “andare in brodo di giuggiole”, ma scomparse dalle tavole in tutto l’occidente decenni fa, le giuggiole sono dei frutti molto interessanti sia per il loro sapore, che per le loro proprietà benefiche. L’albero di giuggiole (dattero Cinese) è originario della Cina, ma ha una lunghissima tradizione anche in Italia. Riscopriamo le giuggiole per ridare volto e onore a questo straordinario frutto.

Cosa sono le giuggiole?

La giuggiola è il frutto prodotto dalla pianta del giuggiolo. Si tratta di un piccolo arbusto di provenienza asiatica, che nel corso dei secoli si è diffuso nei paesi mediterranei e in Italia. Il motivo della loro rarità è che non ne esiste una coltivazione intensiva e la produzione è ristretta ad un ambito familiare.

L’albero è originario dell’Africa settentrionale e della Siria, e da lì ha trovato fortuna e un clima adatto in Cina e India. In Italia è arrivato con i romani che lo chiamarono Zizyphus, il suo nome scientifico. In Italia oggi viene coltivata solo in alcune zone della Toscana, Campania e Veneto.

Il gioggiolo è coltivato per i suoi prelibati frutti, ma anche perchè adatto ad essere usato come pianta ornamentale. I frutti sono delle drupe che hanno un unico seme all’interno. Hanno le dimensioni più o meno di un’oliva, con buccia di colore dal rosso porpora al bruno rossastro e polpa giallastra. La sua polpa ha una consistenza compatta e farinosa, dal sapore dolce leggermente acidulo, che ricorda quello della mela.

Giuggiole come si mangiano

Le giuggiole si possono consumare sia fresche che essiccate. Le migliori varietà fresche, dai frutti più piccoli e più succosi, sono le Sugar Cane, le Li, le Sherwood, le Chico e le Honey Jar. Le migliori varietà da essiccazione sono le Lang e le Shanxi Li. I cinesi consumano spesso le giuggiole come spuntino naturale o dessert che non fa ingrassare.

Potete consumarle come snack spezza fame, integrarle nella preparazioni di dolci o per preparare delle squisite confetture. Potete inoltre utilizzare questi frutti come dolcificante in alternativa dello zucchero.

Vitamine, minerali e calorie delle giuggiole

Questo frutto è ricco di vitamine e minerali. Le sostanze nutritive maggiormente rappresentate nelle giuggiole sono il fosforo, il potassio, il rame, la vitamina B3, il calcio, il manganese, il ferro e in particolare la vitamina C. Sono inoltre ricche di acqua ma povere di grassi e proteine. Le calorie delle giuggiole sono 79 ogni 100 gr di prodotto.

Proprietà e benefici delle giuggiole

Le giuggiole sono state utilizzate per secoli nella medicina tradizionale orientale per curare una grande varietà di disturbi. La giuggiola può essere consumata cruda, ma i suoi benefici vengono potenziati se viene elaborata attraverso la bollitura, cottura o essiccazione.

Ecco le principali proprietà benefiche, curative e nutritive dei frutti delle giuggiole.

Antiossidanti: Sono ricche di polifenoli e vitamina C, potenti antiossidanti: aiutano a contrastare l’azione nociva dei radicali liberi mantenendo la pelle più giovane;

Aiutano in caso di stitichezza: Hanno proprietà lassative grazie al contenuto di antrachinoni e fibre che aiutano sia l’intestino che la digestione. Le giuggiole sono un frutto lassativo;

Rinforzano il sistema immunitario: Grazie alla vitamina A e alla vitamina C aiutano a rinforzare il sistema immunitario;

Utili per chi soffre di pressione alta: Sono in grado di regolare la pressione sanguigna grazie ai flavonoidi e ai glucosidi, elementi che riescono ad agire positivamente sulla pressione alta;

Salute ossea: Grazie alla presenza di ottimi livelli di calcio, fosforo e ferro, le giuggiole contriuiscono alla salute delle salute ossa;

Aiutano in caso di ansia, depressione: Nella medicina orientale vengono utilizzate per combattere i sintomi della depressione, dell’irritabilità e dell’astenia;

Il detto “Andare in brodo di giuggiole”

Il brodo di giuggiole è un liquore composto, preparato a partire dalle giuggiole appassite. “Andare in brodo di giuggiole” è una famosa espressione, che indica uno stato d’animo di grande soddisfazione e godimento.

L’origine del detto è un’alterazione dell’espressione di provenienza toscana “andare in brodo (o broda) di succiole” e lo stato di contentezza a cui fanno riferimento i due detti popolari si collegano alla bontà dei frutti citati.

Brodo di giuggiole ricetta

  • Procuratevi delle giuggiole mature, delle mele cotogne, uva rossa e limone biologico;
  • Disponete le giuggiole in un cestino e lasciatele appassire per due, tre giorni;
  • Lavate le giuggiole ed eliminate il nocciolo;
  • Lavate l’uva. Mettete le giuggiole in una pentola, aggiungete l’uva e lo zucchero;
  • Ricoprite il tutto con acqua, accendete il fuoco e lasciate bollire per 90 minuti senza coperchio, mescolando ogni tanto;
  • A questo punto aggiungete le mele cotogne e mescolate;
  • Dopo circa un’ora l’acqua si sarà asciugata. Aggiungete dunque il vino, alzate la fiamma e lasciate evaporare;
  • Quando il brodo sta gelificando, aggiungete la buccia del limone grattugiato;
  • Quando il composto avrà assunto una consistenza cremosa, toglietelo dal fuoco, lasciatelo intiepidire e  passatelo al setaccio;
  • Lasciatelo quindi raffreddare e poi travasatelo in bottiglie sterili;
  • Conservate il brodo di giuggiole in un luogo fresco e buio;

Fonte: Giuggiole: cosa sono, proprietà e perché sono scomparse

Bradipo: 11 curiosità sul mammifero più lento del mondo

Bradipo: 11 curiosità sul mammifero più lento del mondo

Il bradipo, (Bradypus variegatus) noto per essere il mammifero più lento del mondo, fa parte dell’ordine degli sdentati, è nativo del Sud America, e vive gran parte della sua vita sugli alberi. Ha abitudini solitarie, è monogamo, dorme circa 19 ore al giorno e non beve acqua, dato che la assume da frutta e verdura. Conosciamo meglio i bradipi, questi animali lentissimi ma molto simpatici.

1. Il bradipo è così lento che gli cresce il muschio sul pelo

No, non è uno scherzo. Il bradipo è talmente lento che, come accade sulle rocce, sul suo manto peloso crescono delle alghe. Queste si rivelano utili a mimetizzarlo tra gli alberi delle foreste pluviali del Centro e Sud America in cui vive.

2. Esistono due specie. Bradipi didattili e bradipi tridattili, e si odiano

Questi animali lenti si classificano a seconda del numero di unghie, lunghe e prominenti, con cui terminano le zampe anteriori: esistono bradipi bibattili e tridattili. Il nome “didattilo” deriva dal greco e significa “dalle due dita”: in realtà due è il numero di unghie, perché le dita sono tre. I bradipi didattili e i bradipi tridattili, non sono buoni vicini: i bradipi tridattili vivono in zone non abitate da bradipi didattili, e viceversa. Gli incontri fra le varie specie sono caratterizzati da gesti di minaccia ed a volte da vere e proprie aggressioni.

3. Dormono da 15, fino a 20 ore al giorno

Come detto, i bradipi passano la quasi totalità della loro vita sulle cime degli alberi, sospesi tra i rami. Non scendono neanche per accoppiarsi, partorire e dormire. I loro lunghi artigli assicurano loro una salda presa alla corteccia. Dormono davvero moltissimo, fino a 20 ore al giorno. Spesso è difficile capire se sono svegli o se stanno dormendo. Anche da svegli rimangono spesso immobili e in perfetto silenzio.

4. Scendono dall’albero solo per defecare

I bradipi scendono a terra solo per defecare, circa una volta alla settimana. Fanno le loro feci in una buca scavata in precedenza e poi ricoprono tutte con foglie.

5. Il bradipo non beve acqua

A differenza degli altri mammiferi, i bradipi non sono capaci di mantenere la temperatura corporea costante: a causa di questa caratteristica, i bradipi vivono solamente in ambienti tropicali umidi e a clima mite tutto l’anno. L’alimentazione del bradipo è a base di frutta e verdura e la temperatura ambientale ideale per lui è intorno ai 22 °C. Non beve acqua, che invece assume da frutta e verdura. Di notte mangiano foglie, frutti e germogli che trovano sugli alberi e traggono buona parte dell’acqua di cui necessitano dalla linfa delle piante.

6. Le femmine lasciano il loro albero in regalo al figlio

Mentre i maschi vivono per tutta la vita su un unico albero, le femmine si muovono di albero in albero. Una volta che il loro cucciolo raggiunge la maturità sessuale, lasciando il loro vecchio albero al figlio, per stanziarsi su un’altro albero.

7. I bradipi ottimi nuotatori

Sebbene sulla terra non potrebbero essere più lenti e maldestri, i bradipi sono invece ottimi nuotatori. Capita che da un albero cadano nelle acque di un fiume, dove avanzano con ampie vogate dei loro lunghi arti.

8. I suoi peli sono rivolti all’insù

I peli della pelliccia del bradipo sono stranamente rivolti all’insù, in senso contrario rispetto a quella della maggior parte dei mammiferi. Il bradipo vive infatti appeso ai rami con il dorso girato verso il basso.

9. Può ruotare il collo di 270 gradi

Può ruotare la testa fino a 270 gradi, così da permettergli di vedere tutto l’ambiente che lo circonda.

10. Lento? No, lentissimo!

Famoso per la sua lentezza, il bradipo si muove a una velocità massima di circa 0,24 km/h.

11. Digeriscono in un mese

I bradipi si nutrono prevalentemente di frutti, foglie, insetti, piccole lucertole e carogne. Questa dieta estrema e nutrizionalmente povera da come risultato una digestione molto più lenta di qualsiasi altro mammifero ed un metabolismo incredibilmente lento, meno della metà di quello che ci si aspetterebbe per la loro massa corporea.

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Fonte: Bradipo: 11 curiosità sul mammifero più lento del mondo

Albero della vita: in ogni cultura, un significato (quasi) diverso

Albero della vita: in ogni cultura, un significato (quasi) diverso

L’albero della vita è un simbolo e un archetipo che fa parte del mondo della mitologia. Nella cabala rappresenta simbolicamente le leggi dell’Universo. Elegante, maestoso, rigoglioso, è un simbolo ricorrente nella mitologia antica, un simbolo che ancora oggi affascina molte persone. Oggi esistono numerosi oggetti che hanno questa forma o che hanno inciso questo simbolo. Qual è però il vero significato di questo simbolo?

Albero della vita significato

E’ un simbolo conosciuto in molte culture e ciascuna di esse lo chiama con nomi diversi e gli attribuisce dei significati mistici/magici.

Nella mitologia Egizia la prima coppia dell’umanità fu quella tra Isis e Osiris. Entrambi sono emersi dall’albero di acacia di Iusaaset, che gli egiziani ritenevano essere l’albero della vita. Gli egiziani lo consideravano come un albero nel quale vita e morte sono rinchiusi insieme.

Nella mitologia cinese, una storia taoista narra di un albero di pesche magico che produce una pesca ogni trecento anni. Chi riesce a mangiare questo frutto diventa immortale. Alla base di quest’albero di pesche c’è un dragone, mentre nei rami più alti risiede una fenice.

Il Rastafarianesimo lo associa alla Cannabis ed il suo frutto alla marijuana.

Nell’esegesi ebraica è insegnato che originariamente i due alberi erano uniti, in seguito Adamo ne separò le radici. Precedentemente al peccato originale Adamo si elevava carpendo continuamente i segreti e la modalità della sapienza suprena.

Nel cristianesimo

Nel cristianesimo appare, associato all’idea del Paradiso nell’Apocalisse.

“Chi ha orecchio ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese. A chi vince io darò a mangiare dell’albero della vita, che sta nel paradiso di Dio.”(Apocalisse 2,7)

E ancora nella descrizione della ‘nuova Gerusalemme’, simbolo del Paradiso:

“E in mezzo alla piazza della città e da una parte e dall’altra del fiume si trovava l’albero della vita, che fa dodici frutti e che porta il suo frutto ogni mese; e le foglie dell’albero sono per la guarigione delle nazioni.” (Apocalisse 22,2).

“e chi toglierà qualche parola di questo libro profetico, Dio lo priverà dell’albero della vita e della città santa, descritti in questo libro.”(Apocalisse 22,19).

Nella tradizione cristiana rappresenta simbolicamente la Croce di Cristo; ancora oggi nella liturgia dell’Esaltazione della Santa Croce, nella prefazio si dice:

“Nell’albero della Croce tu hai stabilito la salvezza dell’uomo, perché donde sorgeva la morte di là risorgesse la vita, e chi dell’albero traeva vittoria, dall’albero venisse sconfitto, per Cristo nostro Signore.”

In ogni caso l’albero della vita ha un ruolo simile in tutte le culture in cui è presente, ed è considerato come la sorgente della vita, luogo da cui ha origine ogni essere vivente.

Gli elementi dell’albero della vita

Ognuno degli elementi dell’albero, radici, tronco, foglie e frutti, rappresentano un aspetto della vita stessa. Una vita gioiosa e ricca non potrà prescindere dalla coesione di ciascun elemento stesso.

L’albero della vita, simbolo della vita stessa, è una sorta di augurio per una vita costruita su solide radici, che rappresentano la famiglia e le relazioni. Una vita che si augura sia anche piena e ricca, come le numerose foglie, ed intensa, cercando di cogliere il momento, di non lasciarsi sfuggire le occasioni, proprio come i frutti maturi.

L’albero della vita e i 4 elementi

L’albero della vita è strettamente collegato anche ai 4 elementi: fuoco, aria, terra e acqua. Elementi che si combinano tutti insieme per dare a quest’albero il suo potere. Il nutrimento all’albero arriva dalla terra, tramite le sue radici e dal sole – che rappresenta il fuoco – tramite le foglie. Grazie all’acqua l’albero può assorbire l’essenza vitale della vita e trasferirla ai suoi frutti che possono donare la vita eterna a coloro i quali riusciranno a trovare quest’albero. L’aria permette all’albero di rimanere a stretto contatto con la natura circostante.

Regalare e regalarsi l’albero della vita

Esistono decine di accessori o complementi che rappresentano questo simbolo, in ogni sua forma. E’ anche molto comune l’uso di tatuarselo.

  • Simbolo di nascita e rinascita;
  • Augurio per chi sta per iniziare una nuova vita, un nuovo lavoro o una nuova avventura, che sia una vita basata su solide radici e che sia intensa;
  • Regalo per un bambino piccolo, perché funga da portafortuna;

Fonte: Albero della vita: in ogni cultura, un significato (quasi) diverso

Geco: 7 cose che non sapevi su questo affascinante rettile

Geco: 7 cose che non sapevi su questo affascinante rettile

Il geco è un rettile di dimensioni piuttosto piccole appartenente alla famiglia delle lucertole. Ama mimetizzarsi nell’ambiente in cui vive, allo scopo di catturare le prede e nel contempo difendersi da altri predatori. Le sue zampe sono forti e hanno un potere speciale che gli permette di camminare su ogni superficie verticale e orizzontale. Una singola zampa può sostenere un peso pari a 20 volte quello del geco.

Tipico abitante della fascia costiera mediterranea, dal Portogallo fino alle isole Greche, e dell’Africa settentrionale. In Italia è presente un pò in tutte le zone costiere. La si può trovare in pietraie, cave, muretti a secco, cumuli di legna. é anche molto frequente in ambienti antropizzati quali coltivi ed abitazioni umane.

Il colore della pelle del geco varia dal grigio, al maculato, ai colori brillanti e variopinti o è addirittura in grado di cambiare per mimetizzarsi con l’ambiente che li circonda e sfuggire ai predatori.

Il Geco è un animale rapido, veloce, agile ed un ottimo arrampicatore. Si nutre di insetti di svariati ordini quali Coleotteri, Ditteri, Imenotteri, Isopodi, Lepidotteri, Scorpioni ecc. che caccia all’agguato e cattura con la lingua vischiosa. Viene predato da serpenti arboricoli e terricoli, da alcune specie di rapaci diurni e notturni e da mammiferi quali riccio, genetta ed alcune specie di mustelidi.

Avete trovato un geco in casa? Non spaventatevi, non è un animale pericoloso. Il geco è da sempre considerato simbolo della adattabilità e della forza di sopravvivenza, ragione per cui lo si trova anche nel mondo dell’arte ed è un classico diseno nel mondo dei tatoo. Se però avete un geco in casa e volete farlo uscire, fate molta attenzione perchè potreste inavvertitamente fargli male. Utilizzate un pezzo di cartone, fatelo salire ed accompagnatelo all’esterno della vostra abitazione, posandolo su una pietra, un albero o tra qualche rovo.

Geco: 7 cose che (forse) non sapevi su questo straordinario rettile.

1. E’ l’unico rettile che emette un suono

I gechi, a differenza degli altri rettili presenti in natura, sono gli unici che riescono ad emettere un verso, un vero e proprio suono, che emettono quando si trovano in pericolo, I maschi di questa specie utilizzano questa funzione vocale anche quando intendono richiamare l’attenzione delle femmine.

2. Le femmine di geco si fecondano senza il maschio

Le femmine del geco sono in grado di fecondarsi senza il maschio grazie ad un processo definito di partenogenesi.

3. Divoratore di zanzare

Il geco è il predatore ideale per scacciare insetti vari tra cui le zanzare, il che significa che se in estate doveste trovare un geco nel vostro giardino, fareste meglio a non allontanarlo.

4. Si amputano volontariamente la coda

Grazie ad un processo di autotomia, mediante la contrazione di muscoli appositi, è in grado di amputarsi volontariamente la coda. L’autotomia gli ritorna utile per distrarre i predatori e quindi liberarsi di loro senza correre il rischio di essere mangiato. La coda successivamente ricresce velocemente e della stessa lunghezza.

5. Ogni pelo delle sue zampe può sostenere il peso di una formica

La caratteristica principale del geco è la sua capacità di aderire a una grande varietà di superfici, senza la necessità di usare secrezioni adesive. Questo è possibile grazie ad un tipo di legame elettrico, detto “forza di Van der Waals” (si verifica quando gli elettroni di un atomo creano un campo magnetico che stimola e attrae gli elettroni di un atomo vicino), un’attrazione che si verifica tra le molecole dei peli che ha sui palmi delle zampe e la superficie sullla quale si posiziona. Ognuno di questi peli della zampa può sostenere il peso di una formica.

6. Il geco “diventa robot” e cammina sugli specchi

Nel 2003, l’Università di Manchester ha sviluppato il primo nastro adesivo basato sulla riproduzione sintetica delle setole presenti sotto le zampe. Tre anni più tardi, lo stesso processo ha permesso alla Stenford University di costruire Stickybot, il primo geco robot in grado di camminare su vetri e specchi. Anche il Pentagono si è interessato a questi prototipi per sviluppare guanti e scarpe che permettano di arrampicarsi su ogni superficie.

7. Nelle sue zampe, ci sono 14000 setole per millimetro quadrato

Le setole presenti sotto le zampe del geco sono incredibilmente concentrate nei pochi millimetri quadrati delle sue piccole zampe.  Sono circa 14000 setole per millimetro quadrato, distribuite in centinaia di direzioni le cui estremità sono larghe 0,2 micromeri.

Fonte: Geco: 7 cose che non sapevi su questo affascinante rettile

Come togliere i punti neri con 3 metodi infallibili

Come togliere i punti neri con 3 metodi infallibili

punti neri, chiamati anche comedoni aperti, sono uno degli inestetismi più diffusi e riguardano tutte le fasce d’età, in particolar modo gli adolescenti. Si tratta di impurità della pelle che si formano a causa del grasso. Tutti noi, almeno una volta nella vita, abbiamo provato a sbarazzarcene con qualche rimedio casalingo. Abbiamo quindi scoperto che spremerli, soprattutto se ostici, rischia di diventare una tortura e di peggiorare l’infiammazione. Ecco come togliere i punti neri con dei metodi efficaci.

Cosa sono i punti neri

Si tratta di impurità della pelle e sono causati dalla dilatazione dei comedoni chiusi che sono composti da sebo, cheratina e anche a volte alcuni microorganismi che si accumulano nell’interno dei follicoli piliferi. Quando questi comedoni si aprono, l’ossidazione, legata allo spostamento di cellule con melanina, formano un “cappello scuro” tipico del punto nero. Il colore, a differenza di quanto siamo portati a immaginare, non è quindi causato da sporcizia.

Come si formano i punti neri

I punti neri sono strettamente correlati all’attività ormonale del testosterone che esercita la sua azione sulle ghiandole sebacee aumentando la secrezione di sebo che, a sua volta, favorisce l’ostruzione dei pori e quindi la formazione di punti neri. È per questo motivo che i punti neri sono molto più frequenti tra gli adolescenti e su chi ha la pelle grassa. Anche una pelle non particolarmente curata e pulita può portare alla formazione di punti neri. L’applicazione di make up su una pelle grassa, non particolarmente pulita, peggiora la situazione. I punti in cui tipicamente si formano i punti neri sono il naso, la fronte e il mento.

Prevenire la comparsa dei punti neri

Una pelle non particolarmente pulita, insieme a smog, stress e make up, peggiorano la situazione e possono predisporre un ambiente favorevole alla formazione dei punti neri. La prima cosa da fare, se hai la pelle grassa e sei predisposto alla formazione di questi inestetismi, è essenziale la pulizia regolare del viso e l’utilizzo degli scrub naturali.

Eliminare i punti neri è un’impresa che richiede tempo e costanza ma anche buona volontà nel cambiare il proprio stile di vita. Non dimenticarti che la pelle esprime il tuo stile di vita. Sarebbe quindi meglio:

  • Mangiare sano;
  • Bere due litri di acqua al giorno;
  • Non fumare;
  • Dormire a sufficienza;
  • Fare attività fisica;

Come eliminare i punti neri con metodi naturali

Se vuoi togliere punti neri, occorre innanzitutto dire che se i punti neri sono molti e se tendono facilmente all’infiammazione, è necessario consultare un dermatologo. Come detto nell’introduzione, evita di strizzare, stuzzicare o far scoppiare i punti neri. Mai accanirsi. Questo può causare infiammazione e infezione. Se vuoi sapere come togliere punti neri con dei rimedi naturali efficaci, qui sotto troverai l’elenco. Il consiglio è quello di provare un solo metodo per volta.

1. Maschera con argilla

L’argilla verde o bianca è un prodotto cosmetico che si può acquistare con facilità nelle erboristerie o nelle farmacie specializzate in prodotti naturali. Usarla per rimuoverli i punti neri è semplice. Basta miscelare la polvere di argilla con dell’acqua e con qualche goccia di succo di limone e stendere l’impasto sul viso, quindi aspettare una ventina di minuti e rimuoverlo con acqua calda. Metodo fenomenale.

2. Vapore e cerotto

Il vapore serve per aprire i pori. Inutile strizzarli se prima non agevoliamo la fuoriuscita. Come se stessi facendo dei suffumigi, basta tenere il viso su una ciotola di acqua bollente per 10-15 minuti, tenendo un asciugamano sulla testa. Una volta aperto i pori, prova a eliminarli con i cerotti per punti neri. Dopo aver concluso il trattamento, sciacqua il viso con acqua fredda per fare in modo che i pori si restringano e non si accumuli molto sporco.

3. Usa l’estrattore di comedoni

L’estrattore di comedoni è una pinzetta apposita per i punti neri, dotata all’estremità di un anello. Questa è adatta per rimuovere gli esemplari più grossi. In commercio ne esistono diversi tipi, per ogni tipo di comedono, ma anche in kit completi con estrattori di varie forme e misure. Utilizzare queste pinzette è molto semplice ed è meglio preparare la pelle utilizzando il precedente metodo con il vapore.

come togliere i punti neri

Prima cosa da fare è sterilizzare l’estrattore. Farete lo stesso al termine del trattamento. In questo modo eviterete di portare dei batteri all’interno della pelle. Mettete l’estremità con l’anello più grande sul punto nero, e spingete fino a quando il suo foro non sarà riempito di impurità. In base alla sua profondità, potrete regolare la pressione necessaria, rendendola più o meno forte.

Fonte: Come togliere i punti neri con 3 metodi infallibili