Invitatione per un Testdrive con l’auto elettrica solare Sion

– Indicazioni: Una fotografia può essere scaricata su (http://www.epa.eu) –

L” estate scorse la giovane azienda  Sono Motors di Monaco ha suscitata una sensazione con la pubblicazione con la sua auto elettrica solare Sion.

Un”auto elettrica con un raggio d”azione di 250 chilometri per 16.000 Euro e celle solari integrati che converte l”energia solare in energia elettrica.  

Poco dopo la prima mondiale dell”auto elettrica nel Centro Tecnico di Monaco l”azienda è partita con il Sion per la grande e prima Testdrive Tour attraverso la Germania, Olanda, Francia, Belgio, Austria e Svizzera – e questo con grande successo. Più di 7000 persone sono venuti alle nostre fermate per vederlo e fare un primo giro di prova.

Nuova Tour nel 2018  

Per il grande successo della prima Testdrive tour si riprende con un altro giro.

‘Alla fine della tour le richieste per altre test drives ci hanno davvero sorpresi’ spiega la co-fondatrice Navina Pernsteiner. ‘I nostri visitatori si sono divertiti e ci hanno lasciato ottimo feedback’ dice la 29 enne. ‘Per questo faremo un”altra’.

Fermate a Roma, Torino, Firenze, Milano e Genova 

Questa volta il Team di Sono Motors  si è concentrato particolarmente sull”italia . Il Team ha deciso di fare il lancio della tour nella capitale a Roma. Ma anche quattro città grande servano come luoghi dove la gente ha la possibilità di fare un giro di prova: Torino, Firenze, Milano e Genova.

La giovane azienda invita di inscriversi per un test drive nella rispettiva città sul suo sito web.

Qui le date per la tour:

Roma: 10.03., 11.03., 12.03. 

Firenze: 17.03., 18.03. 

Genova: 21.03., 22.03. 

Torino: 23.03., 24.03. 

Milano: 27.03., 28.03. 

Ulteriori informazioni del Sion e di Sono Motors sono disponibili sul sito http://www.sonomotors.com. Il referente per i giornalisti è Julius Zimmer.

E-mail: julius.zimmer@sonomotors.com
+49-89-45-20-58-18

ROMA, February 2, 2018 /PRNewswire/ —

Nissan: in primavera la nuova Leaf, prezzo base 33mila euro [Video]

Nissan: in primavera la nuova Leaf, prezzo base 33mila euro [Video]

Grazie alla partnership con Enel, a chi acquisterà la nuova Leaf saranno offerti gratuitamente due anni di ricarica gratuita nelle colonnine pubbliche e il wall box per la ricarica nella propria abitazione.

Nissan presenta in anteprima sul mercato italiano la nuova Leaf, l’auto 100% elettrica più venduta al mondo con oltre 300mila clienti a livello globale, disponibile nei concessionari dalla prossima primavera al prezzo base di 33mila euro, iva inclusa. Inoltre, grazie alla partnership con Enel, a chi acquisterà la nuova Leaf saranno offerti gratuitamente due anni di ricarica gratuita nelle colonnine pubbliche e il wall box per la ricarica nella propria abitazione.

Così Bruno Mattucci, presidente e Ad di Nissan Italia:

“Quello a cui stiamo assistendo oggi è che nei mercati in cui il prodotto è già stato lanciato, penso al Nord Europa, stiamo acquisendo 3 o 4 volte gli ordini che abbiamo acquisito sul vecchio modello. E non c’è ragione per cui questo non accada anche qui in Italia”

La nuova Nissan Leaf, che ha un’autonomia di 378 km grazie a una batteria da 40 kW che spinge un motore da 150 cv, non è solo la seconda generazione del modello lanciato nel 2010, ma è l’evoluzione della tecnologia applicata all’auto per sviluppare una mobilità che si integra nelle città del futuro, o smart cities, all’insegna della sostenibilità.

Si tratta di una rivoluzione epocale, simile a quella introdotta dallo smartphone nella comunicazione: la nuova Leaf infatti rivoluziona il concetto di auto non solo introducendo concretamente la guida autonoma, ma anche tecnologie come la Vehicle-to-grid (V2G) che trasformano l’auto in un vettore utile per lo stoccaggio e lo scambio di energia con la rete pubblica e privata, come la casa e l’ufficio.

Una rivoluzione che sarà spiegata da Nissan con l’Intelligent Mobility Tour che parte da Milano in Piazza XXV Aprile fino al 22 dicembre per poi toccare le principali piazze. Durante il tour la nuova Leaf sarà esposta dentro una teca avveniristica con un maxi schermo, che renderà visibile, attraverso led che si illuminano a settori, il funzionamento dello scambio energetico di cui è capace la vettura. In particolare a Milano, la Teca simulerà uno scambio energetico tra l’auto e un albero natalizio posizionato vicino a una colonnina sviluppata da Nissan e Enel che consente la ricarica bidirezionale.

“Oggi non è necessaria alcuna ulteriore innovazione affinché la mobilità elettrica sostenibile possa essere adottata”. Parola di Bruno Mattucci, presidente e Ad di Nissan Italia, che ha presentato in anteprima la nuova Nissan Leaf, l’auto 100% elettrica best seller di categoria a livello mondiale, con oltre 300mila vetture vendute, e disponibile nei concessionari al prezzo base di 33mila euro a partire dalla prossima primavera.

Secondo Mattucci per far decollare definitivamente la mobilità elettrica occorre la collaborazione di tutti gli attori coinvolti. A partire dalle istituzioni, che devono dare un indirizzo politico alla mobilità, fino ai produttori di energia che devono predisporre le infrastrutture, in particolare le colonnine di ricarica, per garantire la necessaria autonomia di viaggio alle auto elettriche. Come sta facendo Enel, che ha avviato un piano triennale per installare colonnine di ricarica in tutta Italia.

Fonte: Nissan: in primavera la nuova Leaf, prezzo base 33mila euro [Video]

Giuggiole: cosa sono, proprietà e perché sono scomparse

Giuggiole: cosa sono, proprietà e perché sono scomparse

Sopravvissute nel modo di dire “andare in brodo di giuggiole”, ma scomparse dalle tavole in tutto l’occidente decenni fa, le giuggiole sono dei frutti molto interessanti sia per il loro sapore, che per le loro proprietà benefiche. L’albero di giuggiole (dattero Cinese) è originario della Cina, ma ha una lunghissima tradizione anche in Italia. Riscopriamo le giuggiole per ridare volto e onore a questo straordinario frutto.

Cosa sono le giuggiole?

La giuggiola è il frutto prodotto dalla pianta del giuggiolo. Si tratta di un piccolo arbusto di provenienza asiatica, che nel corso dei secoli si è diffuso nei paesi mediterranei e in Italia. Il motivo della loro rarità è che non ne esiste una coltivazione intensiva e la produzione è ristretta ad un ambito familiare.

L’albero è originario dell’Africa settentrionale e della Siria, e da lì ha trovato fortuna e un clima adatto in Cina e India. In Italia è arrivato con i romani che lo chiamarono Zizyphus, il suo nome scientifico. In Italia oggi viene coltivata solo in alcune zone della Toscana, Campania e Veneto.

Il gioggiolo è coltivato per i suoi prelibati frutti, ma anche perchè adatto ad essere usato come pianta ornamentale. I frutti sono delle drupe che hanno un unico seme all’interno. Hanno le dimensioni più o meno di un’oliva, con buccia di colore dal rosso porpora al bruno rossastro e polpa giallastra. La sua polpa ha una consistenza compatta e farinosa, dal sapore dolce leggermente acidulo, che ricorda quello della mela.

Giuggiole come si mangiano

Le giuggiole si possono consumare sia fresche che essiccate. Le migliori varietà fresche, dai frutti più piccoli e più succosi, sono le Sugar Cane, le Li, le Sherwood, le Chico e le Honey Jar. Le migliori varietà da essiccazione sono le Lang e le Shanxi Li. I cinesi consumano spesso le giuggiole come spuntino naturale o dessert che non fa ingrassare.

Potete consumarle come snack spezza fame, integrarle nella preparazioni di dolci o per preparare delle squisite confetture. Potete inoltre utilizzare questi frutti come dolcificante in alternativa dello zucchero.

Vitamine, minerali e calorie delle giuggiole

Questo frutto è ricco di vitamine e minerali. Le sostanze nutritive maggiormente rappresentate nelle giuggiole sono il fosforo, il potassio, il rame, la vitamina B3, il calcio, il manganese, il ferro e in particolare la vitamina C. Sono inoltre ricche di acqua ma povere di grassi e proteine. Le calorie delle giuggiole sono 79 ogni 100 gr di prodotto.

Proprietà e benefici delle giuggiole

Le giuggiole sono state utilizzate per secoli nella medicina tradizionale orientale per curare una grande varietà di disturbi. La giuggiola può essere consumata cruda, ma i suoi benefici vengono potenziati se viene elaborata attraverso la bollitura, cottura o essiccazione.

Ecco le principali proprietà benefiche, curative e nutritive dei frutti delle giuggiole.

Antiossidanti: Sono ricche di polifenoli e vitamina C, potenti antiossidanti: aiutano a contrastare l’azione nociva dei radicali liberi mantenendo la pelle più giovane;

Aiutano in caso di stitichezza: Hanno proprietà lassative grazie al contenuto di antrachinoni e fibre che aiutano sia l’intestino che la digestione. Le giuggiole sono un frutto lassativo;

Rinforzano il sistema immunitario: Grazie alla vitamina A e alla vitamina C aiutano a rinforzare il sistema immunitario;

Utili per chi soffre di pressione alta: Sono in grado di regolare la pressione sanguigna grazie ai flavonoidi e ai glucosidi, elementi che riescono ad agire positivamente sulla pressione alta;

Salute ossea: Grazie alla presenza di ottimi livelli di calcio, fosforo e ferro, le giuggiole contriuiscono alla salute delle salute ossa;

Aiutano in caso di ansia, depressione: Nella medicina orientale vengono utilizzate per combattere i sintomi della depressione, dell’irritabilità e dell’astenia;

Il detto “Andare in brodo di giuggiole”

Il brodo di giuggiole è un liquore composto, preparato a partire dalle giuggiole appassite. “Andare in brodo di giuggiole” è una famosa espressione, che indica uno stato d’animo di grande soddisfazione e godimento.

L’origine del detto è un’alterazione dell’espressione di provenienza toscana “andare in brodo (o broda) di succiole” e lo stato di contentezza a cui fanno riferimento i due detti popolari si collegano alla bontà dei frutti citati.

Brodo di giuggiole ricetta

  • Procuratevi delle giuggiole mature, delle mele cotogne, uva rossa e limone biologico;
  • Disponete le giuggiole in un cestino e lasciatele appassire per due, tre giorni;
  • Lavate le giuggiole ed eliminate il nocciolo;
  • Lavate l’uva. Mettete le giuggiole in una pentola, aggiungete l’uva e lo zucchero;
  • Ricoprite il tutto con acqua, accendete il fuoco e lasciate bollire per 90 minuti senza coperchio, mescolando ogni tanto;
  • A questo punto aggiungete le mele cotogne e mescolate;
  • Dopo circa un’ora l’acqua si sarà asciugata. Aggiungete dunque il vino, alzate la fiamma e lasciate evaporare;
  • Quando il brodo sta gelificando, aggiungete la buccia del limone grattugiato;
  • Quando il composto avrà assunto una consistenza cremosa, toglietelo dal fuoco, lasciatelo intiepidire e  passatelo al setaccio;
  • Lasciatelo quindi raffreddare e poi travasatelo in bottiglie sterili;
  • Conservate il brodo di giuggiole in un luogo fresco e buio;

Fonte: Giuggiole: cosa sono, proprietà e perché sono scomparse

Bradipo: 11 curiosità sul mammifero più lento del mondo

Bradipo: 11 curiosità sul mammifero più lento del mondo

Il bradipo, (Bradypus variegatus) noto per essere il mammifero più lento del mondo, fa parte dell’ordine degli sdentati, è nativo del Sud America, e vive gran parte della sua vita sugli alberi. Ha abitudini solitarie, è monogamo, dorme circa 19 ore al giorno e non beve acqua, dato che la assume da frutta e verdura. Conosciamo meglio i bradipi, questi animali lentissimi ma molto simpatici.

1. Il bradipo è così lento che gli cresce il muschio sul pelo

No, non è uno scherzo. Il bradipo è talmente lento che, come accade sulle rocce, sul suo manto peloso crescono delle alghe. Queste si rivelano utili a mimetizzarlo tra gli alberi delle foreste pluviali del Centro e Sud America in cui vive.

2. Esistono due specie. Bradipi didattili e bradipi tridattili, e si odiano

Questi animali lenti si classificano a seconda del numero di unghie, lunghe e prominenti, con cui terminano le zampe anteriori: esistono bradipi bibattili e tridattili. Il nome “didattilo” deriva dal greco e significa “dalle due dita”: in realtà due è il numero di unghie, perché le dita sono tre. I bradipi didattili e i bradipi tridattili, non sono buoni vicini: i bradipi tridattili vivono in zone non abitate da bradipi didattili, e viceversa. Gli incontri fra le varie specie sono caratterizzati da gesti di minaccia ed a volte da vere e proprie aggressioni.

3. Dormono da 15, fino a 20 ore al giorno

Come detto, i bradipi passano la quasi totalità della loro vita sulle cime degli alberi, sospesi tra i rami. Non scendono neanche per accoppiarsi, partorire e dormire. I loro lunghi artigli assicurano loro una salda presa alla corteccia. Dormono davvero moltissimo, fino a 20 ore al giorno. Spesso è difficile capire se sono svegli o se stanno dormendo. Anche da svegli rimangono spesso immobili e in perfetto silenzio.

4. Scendono dall’albero solo per defecare

I bradipi scendono a terra solo per defecare, circa una volta alla settimana. Fanno le loro feci in una buca scavata in precedenza e poi ricoprono tutte con foglie.

5. Il bradipo non beve acqua

A differenza degli altri mammiferi, i bradipi non sono capaci di mantenere la temperatura corporea costante: a causa di questa caratteristica, i bradipi vivono solamente in ambienti tropicali umidi e a clima mite tutto l’anno. L’alimentazione del bradipo è a base di frutta e verdura e la temperatura ambientale ideale per lui è intorno ai 22 °C. Non beve acqua, che invece assume da frutta e verdura. Di notte mangiano foglie, frutti e germogli che trovano sugli alberi e traggono buona parte dell’acqua di cui necessitano dalla linfa delle piante.

6. Le femmine lasciano il loro albero in regalo al figlio

Mentre i maschi vivono per tutta la vita su un unico albero, le femmine si muovono di albero in albero. Una volta che il loro cucciolo raggiunge la maturità sessuale, lasciando il loro vecchio albero al figlio, per stanziarsi su un’altro albero.

7. I bradipi ottimi nuotatori

Sebbene sulla terra non potrebbero essere più lenti e maldestri, i bradipi sono invece ottimi nuotatori. Capita che da un albero cadano nelle acque di un fiume, dove avanzano con ampie vogate dei loro lunghi arti.

8. I suoi peli sono rivolti all’insù

I peli della pelliccia del bradipo sono stranamente rivolti all’insù, in senso contrario rispetto a quella della maggior parte dei mammiferi. Il bradipo vive infatti appeso ai rami con il dorso girato verso il basso.

9. Può ruotare il collo di 270 gradi

Può ruotare la testa fino a 270 gradi, così da permettergli di vedere tutto l’ambiente che lo circonda.

10. Lento? No, lentissimo!

Famoso per la sua lentezza, il bradipo si muove a una velocità massima di circa 0,24 km/h.

11. Digeriscono in un mese

I bradipi si nutrono prevalentemente di frutti, foglie, insetti, piccole lucertole e carogne. Questa dieta estrema e nutrizionalmente povera da come risultato una digestione molto più lenta di qualsiasi altro mammifero ed un metabolismo incredibilmente lento, meno della metà di quello che ci si aspetterebbe per la loro massa corporea.

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Fonte: Bradipo: 11 curiosità sul mammifero più lento del mondo

Albero della vita: in ogni cultura, un significato (quasi) diverso

Albero della vita: in ogni cultura, un significato (quasi) diverso

L’albero della vita è un simbolo e un archetipo che fa parte del mondo della mitologia. Nella cabala rappresenta simbolicamente le leggi dell’Universo. Elegante, maestoso, rigoglioso, è un simbolo ricorrente nella mitologia antica, un simbolo che ancora oggi affascina molte persone. Oggi esistono numerosi oggetti che hanno questa forma o che hanno inciso questo simbolo. Qual è però il vero significato di questo simbolo?

Albero della vita significato

E’ un simbolo conosciuto in molte culture e ciascuna di esse lo chiama con nomi diversi e gli attribuisce dei significati mistici/magici.

Nella mitologia Egizia la prima coppia dell’umanità fu quella tra Isis e Osiris. Entrambi sono emersi dall’albero di acacia di Iusaaset, che gli egiziani ritenevano essere l’albero della vita. Gli egiziani lo consideravano come un albero nel quale vita e morte sono rinchiusi insieme.

Nella mitologia cinese, una storia taoista narra di un albero di pesche magico che produce una pesca ogni trecento anni. Chi riesce a mangiare questo frutto diventa immortale. Alla base di quest’albero di pesche c’è un dragone, mentre nei rami più alti risiede una fenice.

Il Rastafarianesimo lo associa alla Cannabis ed il suo frutto alla marijuana.

Nell’esegesi ebraica è insegnato che originariamente i due alberi erano uniti, in seguito Adamo ne separò le radici. Precedentemente al peccato originale Adamo si elevava carpendo continuamente i segreti e la modalità della sapienza suprena.

Nel cristianesimo

Nel cristianesimo appare, associato all’idea del Paradiso nell’Apocalisse.

“Chi ha orecchio ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese. A chi vince io darò a mangiare dell’albero della vita, che sta nel paradiso di Dio.”(Apocalisse 2,7)

E ancora nella descrizione della ‘nuova Gerusalemme’, simbolo del Paradiso:

“E in mezzo alla piazza della città e da una parte e dall’altra del fiume si trovava l’albero della vita, che fa dodici frutti e che porta il suo frutto ogni mese; e le foglie dell’albero sono per la guarigione delle nazioni.” (Apocalisse 22,2).

“e chi toglierà qualche parola di questo libro profetico, Dio lo priverà dell’albero della vita e della città santa, descritti in questo libro.”(Apocalisse 22,19).

Nella tradizione cristiana rappresenta simbolicamente la Croce di Cristo; ancora oggi nella liturgia dell’Esaltazione della Santa Croce, nella prefazio si dice:

“Nell’albero della Croce tu hai stabilito la salvezza dell’uomo, perché donde sorgeva la morte di là risorgesse la vita, e chi dell’albero traeva vittoria, dall’albero venisse sconfitto, per Cristo nostro Signore.”

In ogni caso l’albero della vita ha un ruolo simile in tutte le culture in cui è presente, ed è considerato come la sorgente della vita, luogo da cui ha origine ogni essere vivente.

Gli elementi dell’albero della vita

Ognuno degli elementi dell’albero, radici, tronco, foglie e frutti, rappresentano un aspetto della vita stessa. Una vita gioiosa e ricca non potrà prescindere dalla coesione di ciascun elemento stesso.

L’albero della vita, simbolo della vita stessa, è una sorta di augurio per una vita costruita su solide radici, che rappresentano la famiglia e le relazioni. Una vita che si augura sia anche piena e ricca, come le numerose foglie, ed intensa, cercando di cogliere il momento, di non lasciarsi sfuggire le occasioni, proprio come i frutti maturi.

L’albero della vita e i 4 elementi

L’albero della vita è strettamente collegato anche ai 4 elementi: fuoco, aria, terra e acqua. Elementi che si combinano tutti insieme per dare a quest’albero il suo potere. Il nutrimento all’albero arriva dalla terra, tramite le sue radici e dal sole – che rappresenta il fuoco – tramite le foglie. Grazie all’acqua l’albero può assorbire l’essenza vitale della vita e trasferirla ai suoi frutti che possono donare la vita eterna a coloro i quali riusciranno a trovare quest’albero. L’aria permette all’albero di rimanere a stretto contatto con la natura circostante.

Regalare e regalarsi l’albero della vita

Esistono decine di accessori o complementi che rappresentano questo simbolo, in ogni sua forma. E’ anche molto comune l’uso di tatuarselo.

  • Simbolo di nascita e rinascita;
  • Augurio per chi sta per iniziare una nuova vita, un nuovo lavoro o una nuova avventura, che sia una vita basata su solide radici e che sia intensa;
  • Regalo per un bambino piccolo, perché funga da portafortuna;

Fonte: Albero della vita: in ogni cultura, un significato (quasi) diverso

Geco: 7 cose che non sapevi su questo affascinante rettile

Geco: 7 cose che non sapevi su questo affascinante rettile

Il geco è un rettile di dimensioni piuttosto piccole appartenente alla famiglia delle lucertole. Ama mimetizzarsi nell’ambiente in cui vive, allo scopo di catturare le prede e nel contempo difendersi da altri predatori. Le sue zampe sono forti e hanno un potere speciale che gli permette di camminare su ogni superficie verticale e orizzontale. Una singola zampa può sostenere un peso pari a 20 volte quello del geco.

Tipico abitante della fascia costiera mediterranea, dal Portogallo fino alle isole Greche, e dell’Africa settentrionale. In Italia è presente un pò in tutte le zone costiere. La si può trovare in pietraie, cave, muretti a secco, cumuli di legna. é anche molto frequente in ambienti antropizzati quali coltivi ed abitazioni umane.

Il colore della pelle del geco varia dal grigio, al maculato, ai colori brillanti e variopinti o è addirittura in grado di cambiare per mimetizzarsi con l’ambiente che li circonda e sfuggire ai predatori.

Il Geco è un animale rapido, veloce, agile ed un ottimo arrampicatore. Si nutre di insetti di svariati ordini quali Coleotteri, Ditteri, Imenotteri, Isopodi, Lepidotteri, Scorpioni ecc. che caccia all’agguato e cattura con la lingua vischiosa. Viene predato da serpenti arboricoli e terricoli, da alcune specie di rapaci diurni e notturni e da mammiferi quali riccio, genetta ed alcune specie di mustelidi.

Avete trovato un geco in casa? Non spaventatevi, non è un animale pericoloso. Il geco è da sempre considerato simbolo della adattabilità e della forza di sopravvivenza, ragione per cui lo si trova anche nel mondo dell’arte ed è un classico diseno nel mondo dei tatoo. Se però avete un geco in casa e volete farlo uscire, fate molta attenzione perchè potreste inavvertitamente fargli male. Utilizzate un pezzo di cartone, fatelo salire ed accompagnatelo all’esterno della vostra abitazione, posandolo su una pietra, un albero o tra qualche rovo.

Geco: 7 cose che (forse) non sapevi su questo straordinario rettile.

1. E’ l’unico rettile che emette un suono

I gechi, a differenza degli altri rettili presenti in natura, sono gli unici che riescono ad emettere un verso, un vero e proprio suono, che emettono quando si trovano in pericolo, I maschi di questa specie utilizzano questa funzione vocale anche quando intendono richiamare l’attenzione delle femmine.

2. Le femmine di geco si fecondano senza il maschio

Le femmine del geco sono in grado di fecondarsi senza il maschio grazie ad un processo definito di partenogenesi.

3. Divoratore di zanzare

Il geco è il predatore ideale per scacciare insetti vari tra cui le zanzare, il che significa che se in estate doveste trovare un geco nel vostro giardino, fareste meglio a non allontanarlo.

4. Si amputano volontariamente la coda

Grazie ad un processo di autotomia, mediante la contrazione di muscoli appositi, è in grado di amputarsi volontariamente la coda. L’autotomia gli ritorna utile per distrarre i predatori e quindi liberarsi di loro senza correre il rischio di essere mangiato. La coda successivamente ricresce velocemente e della stessa lunghezza.

5. Ogni pelo delle sue zampe può sostenere il peso di una formica

La caratteristica principale del geco è la sua capacità di aderire a una grande varietà di superfici, senza la necessità di usare secrezioni adesive. Questo è possibile grazie ad un tipo di legame elettrico, detto “forza di Van der Waals” (si verifica quando gli elettroni di un atomo creano un campo magnetico che stimola e attrae gli elettroni di un atomo vicino), un’attrazione che si verifica tra le molecole dei peli che ha sui palmi delle zampe e la superficie sullla quale si posiziona. Ognuno di questi peli della zampa può sostenere il peso di una formica.

6. Il geco “diventa robot” e cammina sugli specchi

Nel 2003, l’Università di Manchester ha sviluppato il primo nastro adesivo basato sulla riproduzione sintetica delle setole presenti sotto le zampe. Tre anni più tardi, lo stesso processo ha permesso alla Stenford University di costruire Stickybot, il primo geco robot in grado di camminare su vetri e specchi. Anche il Pentagono si è interessato a questi prototipi per sviluppare guanti e scarpe che permettano di arrampicarsi su ogni superficie.

7. Nelle sue zampe, ci sono 14000 setole per millimetro quadrato

Le setole presenti sotto le zampe del geco sono incredibilmente concentrate nei pochi millimetri quadrati delle sue piccole zampe.  Sono circa 14000 setole per millimetro quadrato, distribuite in centinaia di direzioni le cui estremità sono larghe 0,2 micromeri.

Fonte: Geco: 7 cose che non sapevi su questo affascinante rettile

Come togliere i punti neri con 3 metodi infallibili

Come togliere i punti neri con 3 metodi infallibili

punti neri, chiamati anche comedoni aperti, sono uno degli inestetismi più diffusi e riguardano tutte le fasce d’età, in particolar modo gli adolescenti. Si tratta di impurità della pelle che si formano a causa del grasso. Tutti noi, almeno una volta nella vita, abbiamo provato a sbarazzarcene con qualche rimedio casalingo. Abbiamo quindi scoperto che spremerli, soprattutto se ostici, rischia di diventare una tortura e di peggiorare l’infiammazione. Ecco come togliere i punti neri con dei metodi efficaci.

Cosa sono i punti neri

Si tratta di impurità della pelle e sono causati dalla dilatazione dei comedoni chiusi che sono composti da sebo, cheratina e anche a volte alcuni microorganismi che si accumulano nell’interno dei follicoli piliferi. Quando questi comedoni si aprono, l’ossidazione, legata allo spostamento di cellule con melanina, formano un “cappello scuro” tipico del punto nero. Il colore, a differenza di quanto siamo portati a immaginare, non è quindi causato da sporcizia.

Come si formano i punti neri

I punti neri sono strettamente correlati all’attività ormonale del testosterone che esercita la sua azione sulle ghiandole sebacee aumentando la secrezione di sebo che, a sua volta, favorisce l’ostruzione dei pori e quindi la formazione di punti neri. È per questo motivo che i punti neri sono molto più frequenti tra gli adolescenti e su chi ha la pelle grassa. Anche una pelle non particolarmente curata e pulita può portare alla formazione di punti neri. L’applicazione di make up su una pelle grassa, non particolarmente pulita, peggiora la situazione. I punti in cui tipicamente si formano i punti neri sono il naso, la fronte e il mento.

Prevenire la comparsa dei punti neri

Una pelle non particolarmente pulita, insieme a smog, stress e make up, peggiorano la situazione e possono predisporre un ambiente favorevole alla formazione dei punti neri. La prima cosa da fare, se hai la pelle grassa e sei predisposto alla formazione di questi inestetismi, è essenziale la pulizia regolare del viso e l’utilizzo degli scrub naturali.

Eliminare i punti neri è un’impresa che richiede tempo e costanza ma anche buona volontà nel cambiare il proprio stile di vita. Non dimenticarti che la pelle esprime il tuo stile di vita. Sarebbe quindi meglio:

  • Mangiare sano;
  • Bere due litri di acqua al giorno;
  • Non fumare;
  • Dormire a sufficienza;
  • Fare attività fisica;

Come eliminare i punti neri con metodi naturali

Se vuoi togliere punti neri, occorre innanzitutto dire che se i punti neri sono molti e se tendono facilmente all’infiammazione, è necessario consultare un dermatologo. Come detto nell’introduzione, evita di strizzare, stuzzicare o far scoppiare i punti neri. Mai accanirsi. Questo può causare infiammazione e infezione. Se vuoi sapere come togliere punti neri con dei rimedi naturali efficaci, qui sotto troverai l’elenco. Il consiglio è quello di provare un solo metodo per volta.

1. Maschera con argilla

L’argilla verde o bianca è un prodotto cosmetico che si può acquistare con facilità nelle erboristerie o nelle farmacie specializzate in prodotti naturali. Usarla per rimuoverli i punti neri è semplice. Basta miscelare la polvere di argilla con dell’acqua e con qualche goccia di succo di limone e stendere l’impasto sul viso, quindi aspettare una ventina di minuti e rimuoverlo con acqua calda. Metodo fenomenale.

2. Vapore e cerotto

Il vapore serve per aprire i pori. Inutile strizzarli se prima non agevoliamo la fuoriuscita. Come se stessi facendo dei suffumigi, basta tenere il viso su una ciotola di acqua bollente per 10-15 minuti, tenendo un asciugamano sulla testa. Una volta aperto i pori, prova a eliminarli con i cerotti per punti neri. Dopo aver concluso il trattamento, sciacqua il viso con acqua fredda per fare in modo che i pori si restringano e non si accumuli molto sporco.

3. Usa l’estrattore di comedoni

L’estrattore di comedoni è una pinzetta apposita per i punti neri, dotata all’estremità di un anello. Questa è adatta per rimuovere gli esemplari più grossi. In commercio ne esistono diversi tipi, per ogni tipo di comedono, ma anche in kit completi con estrattori di varie forme e misure. Utilizzare queste pinzette è molto semplice ed è meglio preparare la pelle utilizzando il precedente metodo con il vapore.

come togliere i punti neri

Prima cosa da fare è sterilizzare l’estrattore. Farete lo stesso al termine del trattamento. In questo modo eviterete di portare dei batteri all’interno della pelle. Mettete l’estremità con l’anello più grande sul punto nero, e spingete fino a quando il suo foro non sarà riempito di impurità. In base alla sua profondità, potrete regolare la pressione necessaria, rendendola più o meno forte.

Fonte: Come togliere i punti neri con 3 metodi infallibili

Le 9 migliori piante da appartamento

Le 9 migliori piante da appartamento

Le piante non solo ci danno idea di un ambiente più sano, fresco e naturale, ma diventano dei veri e propri complementi di arredo, valorizzano l’ambiente in cui viviamo, rendendolo piacevole, accogliente e perfino più elegante. Le piante da appartamento rendono l’ambiente più sano, purificando l’aria che respiriamo. Prendersene cura può addirittura avere un effetto rilassante e anti stress. Vediamo quali sono le migliori piante da interno, che cambieranno aspetto alla vostra casa.

Prima di vedere quali sono le migliori piante da appartamento, è importante identificare quali sono gli spazi della nostra casa nei quali abbiamo intenzione di collocare le piante, l’esposizione delle nostre finestre e il tempo libero che abbiamo a disposizione da dedicare alla cura di questa piante da appartamento. Prendersi cura delle principali piante d’appartamento non è difficile, basta rispettare delle semplici regole per tenere in vita e in salute le piante.

La luce

La luce è un elemento fondamentale. La pianta d’appartamento ha bisogno di molta luce, non diretta. Posizionate quindi le piante in prossimità delle finestre esposte a est, sud o ovest.

La temperatura

La temperatura ideale è 20 gradi nel periodo caldo e non al di sotto dei 15 gradi in inverno. Non posizionate le piante nelle zone dove c’è corrente o inprossimità di finestre che in inverno aprite spesso. Gli sbalzi termici potrebbero far soffrire le piante.

L’umidità

La maggior parte delle piante d’appartamento sono piante tropicali. Mettete nei sottovasi dell’argilla imbevuta di acqua che, evaporando, crea umidità intorno alle piante. In estate, vaporizzate regolarmente le foglie con uno spruzzino.

L’acqua

Non annaffiate le piante troppo spesso, annaffiatele solo quando la terra è asciutta, evitando l’acqua con troppo calcare. Per evitarne il ristagno d’acqua, che potrebbe far marcire la pianta, non lasciate a lungo il sottovaso colmo di acqua. Utilizzate l’argilla espansa tra il vaso e il terriccio.

La puilizia

Aiutandovi con delle cesoie, eliminate rami morti, foglie secche o rovinate e fiori appassiti. Tenete anche pulite le foglie dalla polvere, aiutandovi con un panno umido.

Il fertilizzante

Utilizzate il fertilizzante liquido aggiunto all’acqua con cui annaffiate ogni 15 giorni fra aprile e settembre.

Il rinvaso

Ogni due o tre anni, alla fine dell’inverno, e dipendentemente dalle condizioni della pianta, è consigliabile effettuare un rinvaso. Seglietene un vaso di 2-3 cm più grande del precedente.

10 piante d’appartamento

Ecco le 9 migliori piante d’appartamento.

1. Ficus Benjamin

Se avete spazio, questa è una delle piante ornamentali da appartamento più belle. Il Ficus Benjamin può arrivare a 2 metri di altezza e sviluppa radici numerose.

2. Sanseveria trifasciata

Necessita di posizioni luminose, ma non tollera la luce diretta del sole; teme il freddo, quindi si può portare all’esterno in primavera e in estate, mentre per il resto dell’anno vanno tenute in casa. Queste piante sono comunque poco esigenti e crescono bene anche all’ombra.

3. Kentia

Questya pianta, se coltivata in casa, può raggiungere anche i tre metri di altezza, anche se la sua crescita è molto lenta. Queste piante sono poco esigenti, sopravvivono anche in condizioni non ottimali: sopportano l’ombra e i periodi di siccità

4. Pothos

Questa è una pianta molto comune negli appartamenti perchè facile da coltivare e una buona capacità di adattamento. Nella coltivazione domestica raramente superano i 2 metri. Andateci piano con l’acqua, dato che le radici tendono a marcire rapidamente.

5. Dieffenbachia

Questa è una pianta molto bella, ma velenosa. Indossate guanti quando pulite le foglie o quando la spostate. Raggiunge un metro e mezzo di altezza e fiorisce raramente se coltivata in vaso, in compenso ha uno sviluppo pieno e ampio ma non eccessivo.

6. Spatifillo o Spatiphyllum

Pianta molto bella e dalla crescita veloce che possiede lunghe foglie di colore verde brillante, lucide, leggermente arcuate e appuntite. Nelle giuste condizioni ha una fioritura duratura. In natura cresce sugli argini di stagni e corsi d’acqua, richiede quindi annaffiature regolari.

7. Orchidea

Le orchidee sono piante affascinanti per la loro provenienza e per le bellissime infiorescenze. Le temperature minime di crescita devono essere di almeno 18-20 °C e per questo vanno tenute al caldo durante i mesi invernali. Mantenete un’elevata umidità intorno alla pianta con frequenti vaporizzazioni delle foglie e del fusto. Un altro fattore importante per queste piante è la luce poichè si tratta di piante che hanno bisogno di luce (mai diretta) e preferiscono luce diffusa.

8. Tronchetto della felicità

Questa pianta, chiamata anche yucca, ha l’aspetto simile ad una palma, con un fusto legnoso e le foglie verdi solo sull’estremità superiore. Si adatta perfettamente ad un arredamento etnico. Inoltre è molto longeva e facile da coltivare. Può raggiungere tre metri d’altezza.

9. Pianta del ragno

È una pianta da appartamento molto popolare, anche se originariamente nativa delle zone tropicali dell’Africa. Ha delle caratteristiche foglie dalla forma allungata di colore verde rigate di bianco, che crescono a grappolo. È perfetta per decorare una mensola, perchè formerà una piacevolissima cascata verso il basso.

Fonte: Le 9 migliori piante da appartamento

Come fare l’orto sinergico in 7 passaggi

Come fare l’orto sinergico in 7 passaggi

Nel precedente articolo abbiamo visto che cos’è l’agricoltura sinergica e come è nata questa tecnica di agricoltura naturale, chiamata anche l’agricoltura “del non fare”. L’orto sinergico fai-da-te, per una serie di motivi è diventato una vera e propria moda in materia di orti urbani. In questo articolo vediamo come realizzare un orto sinergico.

Quale terreno per iniziare l’orto sinergico

Se hai un terreno incolto, allora non ti devi affatto preoccupare, in quanto potresti essere avvantaggiato qualora volessi iniziare a coltivare con la tecnica dell’agricoltura sinergica. Per ottenere una buona biodiversità, il terreno dovrebbe essere infatti incolto e mai sfalciato da almeno tre o quattro anni e quindi ricco di erbe spontanee.

Se invece hai un orto precedentemente coltivato in maniera tradizionale, quindi con fertilizzanti e erbicidi, il primo passo da fare è rigenerare il terreno, e su questo l’orto sinergico impone pazienza, anche tre anni per avere un terreno pulito, vivo e sano. Prima di procedere alla coltivazione di piante commestibili, occorre compiere una o più coltivazioni di piante, come senape, cicoria, trifoglio, che metabolizzeranno i residui tossici contenuti dal terreno e, disgregandosi, forniranno un apporto di sostanza organica al terreno accelerandone così l’evoluzione. Quando giungeranno al termine del loro ciclo, le piante coltivate devono essere falciate e lasciate sul terreno.

Se non sono già presenti alberi e arbusti attorno all’orto, è opportuno realizzare una siepe tagliavento con specie autoctone adatte al clima e al terreno della zona.

Apprendi la filosofia dell’orto sinergico

Qualsiasi sia lo stato attuale del tuo orto, la prima cosa che devi tenere a mente è il principio sul quale si basa questa tecnica di agricoltura. Le piante nutrono il terreno, e il terreno nutre le piante. Non si tratta solo di un’armonia tra apparenti opposti, ma di una vera e propria scienza che studia il complesso rapporto tra i microrganismi che vivono nel terreno, i minerali, l’ossigeno, l’acqua, e come questo insieme possa far prosperare piante da orto in modo pari a quello delle più sofisticate tecniche agronomiche chimiche.

E se ti preoccupano le malattie e gli insetti, sappi che un orto sinergico ben tenuto e avviato è sano, e raramente le piante si ammalano o sono preda di insetti, che comunque non sono distruttivi come nelle monocolture. E per le erbacce? Le erbacce si contrastano con altre “erbacce” e con la pacciamatura.

La seconda cosa, se arrivi dall’orto classico è dimenticarsi l’aratro. Già da molti anni i giardinieri e i biologi hanno compreso quanto sia importante lo strato superficiale del terreno, carico di humus e ricco microrganismi. Rivoltarlo e interrarlo è la cosa più distruttiva che si possa fare.

Nell’orto sinergico la paglia riveste un ruolo fondamentale. Questa contiene cellulosa e si degrada lentamente. Deve essere lasciata a decomporsi direttamente sul terreno, così da creare una sorta di compost di superficie, nel quale i microrganismi demoliscono i resti, e l’acqua piovana li integra nel terreno. Inoltre la paglia provvede anche a una pacciamatura tale che non crescano le erbacce ed è un efficace metodo dissuasorio per gli uccelli.

Come fare l’orto sinergico

1. Quando iniziare?

L’orto sinergico può essere realizzato in ogni periodo dell’anno ma la primavera e l’autunno sono preferibili.

2. Preparazione del terreno e predisposizione dei bancali

La prima operazione per la creazione di un orto sinergico è la realizzazione di bancali. I bancali sono delle aiuole rialzate a forma rettangolare, dove verranno coltivate le piantine in file lineari. I bancali aiutano ad aerare il suolo compattato. I bancali dovrannoa avere una larghezza tale da consentire di arrivare al loro centro senza rischiare di calpestare il terreno del bancale. Mai calpestare il suolo del bancale. E’ indispensabile non compattarlo.

Ai lati del bancale realizzate delle passerelle/sentieri, sui quali potrete muovervi per lavorare sul bancale. La larghezza consigliata dei bancali è di 90-120 cm, per la lunghezza di 25 metri e altezza tra i 10 e i 40 cm. La larghezza consigliata dei passaggi tra un bancale e l’altro è di 50-60 cm, in modo da poter passare con una carriola.Il bancale si prepara con il terreno del posto e, nel caso in cui questo sia povero di sostanza organica, si può aggiungere compost o letame decomposto nello strato superficiale, compensando così la perdita di fertilità dovuta alla lavorazione.

3. Predisponi l’impianto di irrigazione

Nell’orto sinergico il metodo migliore di irrigazione è il sistema goccia a goccia. Il sistema goccia a goccia consente di risparmiare acqua ed evitare i problemi conseguenti alla bagnatura della parte aerea delle piante. Fissate al suolo i tubi di polietilene, sotto lo strato di pacciamatura e sulla sommità del bancale. Nei tubi si fanno buchi ogni 20-30 cm e si inseriscono i gocciolatori.

irrigazione orto sinergico4. Preparati alla pacciamatura

La pacciamatura costituisce uno degli elementi fondamentali dell’orto sinergico. Si tratta di un sostituto del manto di foglie ed erbe che copre i terreni allo stato naturale.

LEGGI COME FARE PACCIAMATURA

5. Predisponi i tutori per le piante

Nell’orto sinergico è previsto l’uso di tutori permanenti per le piante. Potete installarli una volta terminato di preparare i bancali e l’irrigazione. Questi forniranno le superfici di supporto per le specie rampicanti, una guida per i pomodori, un sostegno per le piante con molto fogliame, facendo così entrare aria e luce tra le piante, e per contenere le specie ad elevato sviluppo in altezza. I tutori dovranno essere scelti e installati in relazione a quelle che saranno le vostre colture. Tipicamente si utilizzano i tondini da edilizia da 10 o 12 mm.

6. Come gestire semine e trapianti

Dovrai programmare bene a tavolino semine e trapianti al fine di assicurare una copertura costante dei bancali in ogni periodo dell’anno con piante per l’alimentazione, aromatiche, ornamentali e officinali. Questo, per non correre il pericolo di infezioni e infestazioni come nelle monocolture.

La migliore sinergia si ottiene con le piante di almeno tre famiglie differenti, tra cui le leguminose, che hanno la capacità di fissare l’ azoto e liliacea, che tengono lontani i batteri e i nematodi.

Come organizzare le piante nel bancale

  • Le piante aromatiche si possono collocare alle estremità dei bancali mentre le piante ornamentali con fiori si possono mettere ovunque;
  • Carote, insalate, radicchi, cicorie, bietole vanno collocate lungo le sponde dei bancali;
  • leguminose, pomodori, basilico, zucchine, zucche, melanzane vanno collocate
    preferibilmente nella parte piana dei bancali;
  • Le patate possono essere messe ovunque.

Le consociazioni

La consociazione è utile per occupare meglio lo spazio, per rendere il terreno più produttivo, per limitare l’invasione di erbe spontanee e per sfruttare al meglio l’effetto protettivo nei confronti di malattie e insetti. Si possono consociare specie a ciclo breve e specie a ciclo lungo. Se vuoi approfondire, leggi anche come fare le consociazioni degli ortaggi.

7. Come attirare gli animali utili all’orto

Per il controllo degli animali molesti per le colture, si attuano strategie di controllo naturale tra cui quelle di creazione e conservazione di condizioni ambientali favorevoli per le specie animali che effettuano un controllo naturale delle cosiddette specie dannose. Gli animali amici dell’orto sono il riccio, il pipistrello, uccelli insettivore alcune specie di rospo.

COME ATTIRARE INSETTI ORTO

Fonte: Come fare l’orto sinergico in 7 passaggi

Viaggiare a metano con una Seat: quanto si risparmia ogni giorno

Viaggiare a metano con una Seat: quanto si risparmia ogni giorno

Seat ci mostra quanto è possibile risparmiare in un anno usando un’auto a metano per le attività quotidiane. E si inquina pure meno…

Scegliendo una vettura alimentata a metano si può risparmiare molto sul carburante e, quasi sempre, evitare i blocchi del traffico imposti dai Comuni per migliorare la qualità dell’aria delle nostre città. Questo perché, oltre ad essere economico, il metano inquina molto meno di diesel e benzina ed emette meno CO2 per ogni chilometro percorso.

Lo sa bene Seat, che ha nella sua gamma anche veicoli a metano, ma purtroppo non se ne sono accorti molti potenziali clienti. Per superare questo problema di comunicazione Seat ha deciso di realizzare un breve video in cui Juan Galera, proprietario di una Seat Leon TGI a metano, ci mostra la sua vita quotidiana a bordo della sua auto.

Juan è un giovane contabile, padre di due figli, possessore di una Seat a metano da un anno. Percorre circa 50 km al giorno per le sue attività quotidiane: accompagnare i figli a scuola, andare al lavoro etc etc. Come un po’ tutti noi, ogni tanto Juan porta la famiglia fuori città per il week end. Una vita normalissima, uno stile di utilizzo dell’auto assolutamente comune in Europa.

Quanto risparmia Juan in un anno, rispetto alla sua vecchia auto diesel? Un bel po’, circa 1.000 euro l’anno, visto che nella sola settimana mostrata nel video ha percorso 300 km spendendo 13 euro di metano.

Ovviamente molto dipende dallo stile di guida e, almeno a vedere il video pubblicato da Seat, Juan è proprio un bravo ragazzo quando sta al volante. Tuttavia è indubbio che, ambiente a parte, il risparmio passando al metano c’è e si sente in tasca.

E poi ci sono altri vantaggi: “Ho un’auto ecologica, sono libero di circolare in città anche in caso di restrizioni del traffico dovute all’inquinamento, e risparmio 20€ di rifornimento a settimana – spiega il buon Juan – Nel mio caso, contando i tragitti di ogni giorno da casa a scuola, gli spostamenti per le riunioni di lavoro e i giri del fine settimana, questo equivale un risparmio del 30% al chilometro rispetto al Diesel che avevo fino all’anno scorso“.

In più Juan ha ricevuto un contributo di 3.000 euro all’acquisto, dato che il metano è classificato come carburante a basse emissioni di CO2. Ancora, tornando alla quotidianità del contabile metanizzato: “Può sembrare sorprendente, ma non ho percepito alcuna differenza. Di fatto, il motore utilizza il gas finché non termina, per poi passare alla benzina. E quando succede, l’unica cosa che noti è la luce verde che si accende. Con i due depositi puoi percorrere fino a 1.300 km senza fermarsi“.

Juan ha anche la comodità di avere un distributore di metano a dieci minuti dall’ufficio. Ogni volta che va a fare rifornimento mette nel serbatoio 15 kg di gas, spendendo 13 euro circa, e quando deve fare viaggi lunghi guarda in anticipo la mappa dei distributori di metano.

La gamma a metano di Seat è appena stata allargata: dopo la Leon e la Mii, ora anche Ibiza e Arona stanno arrivando sul mercato in versione TGI: entro metà 2018 i modelli Seat a metano saranno, così, quattro.

Fonte: Viaggiare a metano con una Seat: quanto si risparmia ogni giorno