Geco: 7 cose che non sapevi su questo affascinante rettile

Geco: 7 cose che non sapevi su questo affascinante rettile

Il geco è un rettile di dimensioni piuttosto piccole appartenente alla famiglia delle lucertole. Ama mimetizzarsi nell’ambiente in cui vive, allo scopo di catturare le prede e nel contempo difendersi da altri predatori. Le sue zampe sono forti e hanno un potere speciale che gli permette di camminare su ogni superficie verticale e orizzontale. Una singola zampa può sostenere un peso pari a 20 volte quello del geco.

Tipico abitante della fascia costiera mediterranea, dal Portogallo fino alle isole Greche, e dell’Africa settentrionale. In Italia è presente un pò in tutte le zone costiere. La si può trovare in pietraie, cave, muretti a secco, cumuli di legna. é anche molto frequente in ambienti antropizzati quali coltivi ed abitazioni umane.

Il colore della pelle del geco varia dal grigio, al maculato, ai colori brillanti e variopinti o è addirittura in grado di cambiare per mimetizzarsi con l’ambiente che li circonda e sfuggire ai predatori.

Il Geco è un animale rapido, veloce, agile ed un ottimo arrampicatore. Si nutre di insetti di svariati ordini quali Coleotteri, Ditteri, Imenotteri, Isopodi, Lepidotteri, Scorpioni ecc. che caccia all’agguato e cattura con la lingua vischiosa. Viene predato da serpenti arboricoli e terricoli, da alcune specie di rapaci diurni e notturni e da mammiferi quali riccio, genetta ed alcune specie di mustelidi.

Avete trovato un geco in casa? Non spaventatevi, non è un animale pericoloso. Il geco è da sempre considerato simbolo della adattabilità e della forza di sopravvivenza, ragione per cui lo si trova anche nel mondo dell’arte ed è un classico diseno nel mondo dei tatoo. Se però avete un geco in casa e volete farlo uscire, fate molta attenzione perchè potreste inavvertitamente fargli male. Utilizzate un pezzo di cartone, fatelo salire ed accompagnatelo all’esterno della vostra abitazione, posandolo su una pietra, un albero o tra qualche rovo.

Geco: 7 cose che (forse) non sapevi su questo straordinario rettile.

1. E’ l’unico rettile che emette un suono

I gechi, a differenza degli altri rettili presenti in natura, sono gli unici che riescono ad emettere un verso, un vero e proprio suono, che emettono quando si trovano in pericolo, I maschi di questa specie utilizzano questa funzione vocale anche quando intendono richiamare l’attenzione delle femmine.

2. Le femmine di geco si fecondano senza il maschio

Le femmine del geco sono in grado di fecondarsi senza il maschio grazie ad un processo definito di partenogenesi.

3. Divoratore di zanzare

Il geco è il predatore ideale per scacciare insetti vari tra cui le zanzare, il che significa che se in estate doveste trovare un geco nel vostro giardino, fareste meglio a non allontanarlo.

4. Si amputano volontariamente la coda

Grazie ad un processo di autotomia, mediante la contrazione di muscoli appositi, è in grado di amputarsi volontariamente la coda. L’autotomia gli ritorna utile per distrarre i predatori e quindi liberarsi di loro senza correre il rischio di essere mangiato. La coda successivamente ricresce velocemente e della stessa lunghezza.

5. Ogni pelo delle sue zampe può sostenere il peso di una formica

La caratteristica principale del geco è la sua capacità di aderire a una grande varietà di superfici, senza la necessità di usare secrezioni adesive. Questo è possibile grazie ad un tipo di legame elettrico, detto “forza di Van der Waals” (si verifica quando gli elettroni di un atomo creano un campo magnetico che stimola e attrae gli elettroni di un atomo vicino), un’attrazione che si verifica tra le molecole dei peli che ha sui palmi delle zampe e la superficie sullla quale si posiziona. Ognuno di questi peli della zampa può sostenere il peso di una formica.

6. Il geco “diventa robot” e cammina sugli specchi

Nel 2003, l’Università di Manchester ha sviluppato il primo nastro adesivo basato sulla riproduzione sintetica delle setole presenti sotto le zampe. Tre anni più tardi, lo stesso processo ha permesso alla Stenford University di costruire Stickybot, il primo geco robot in grado di camminare su vetri e specchi. Anche il Pentagono si è interessato a questi prototipi per sviluppare guanti e scarpe che permettano di arrampicarsi su ogni superficie.

7. Nelle sue zampe, ci sono 14000 setole per millimetro quadrato

Le setole presenti sotto le zampe del geco sono incredibilmente concentrate nei pochi millimetri quadrati delle sue piccole zampe.  Sono circa 14000 setole per millimetro quadrato, distribuite in centinaia di direzioni le cui estremità sono larghe 0,2 micromeri.

Fonte: Geco: 7 cose che non sapevi su questo affascinante rettile

Come togliere i punti neri con 3 metodi infallibili

Come togliere i punti neri con 3 metodi infallibili

punti neri, chiamati anche comedoni aperti, sono uno degli inestetismi più diffusi e riguardano tutte le fasce d’età, in particolar modo gli adolescenti. Si tratta di impurità della pelle che si formano a causa del grasso. Tutti noi, almeno una volta nella vita, abbiamo provato a sbarazzarcene con qualche rimedio casalingo. Abbiamo quindi scoperto che spremerli, soprattutto se ostici, rischia di diventare una tortura e di peggiorare l’infiammazione. Ecco come togliere i punti neri con dei metodi efficaci.

Cosa sono i punti neri

Si tratta di impurità della pelle e sono causati dalla dilatazione dei comedoni chiusi che sono composti da sebo, cheratina e anche a volte alcuni microorganismi che si accumulano nell’interno dei follicoli piliferi. Quando questi comedoni si aprono, l’ossidazione, legata allo spostamento di cellule con melanina, formano un “cappello scuro” tipico del punto nero. Il colore, a differenza di quanto siamo portati a immaginare, non è quindi causato da sporcizia.

Come si formano i punti neri

I punti neri sono strettamente correlati all’attività ormonale del testosterone che esercita la sua azione sulle ghiandole sebacee aumentando la secrezione di sebo che, a sua volta, favorisce l’ostruzione dei pori e quindi la formazione di punti neri. È per questo motivo che i punti neri sono molto più frequenti tra gli adolescenti e su chi ha la pelle grassa. Anche una pelle non particolarmente curata e pulita può portare alla formazione di punti neri. L’applicazione di make up su una pelle grassa, non particolarmente pulita, peggiora la situazione. I punti in cui tipicamente si formano i punti neri sono il naso, la fronte e il mento.

Prevenire la comparsa dei punti neri

Una pelle non particolarmente pulita, insieme a smog, stress e make up, peggiorano la situazione e possono predisporre un ambiente favorevole alla formazione dei punti neri. La prima cosa da fare, se hai la pelle grassa e sei predisposto alla formazione di questi inestetismi, è essenziale la pulizia regolare del viso e l’utilizzo degli scrub naturali.

Eliminare i punti neri è un’impresa che richiede tempo e costanza ma anche buona volontà nel cambiare il proprio stile di vita. Non dimenticarti che la pelle esprime il tuo stile di vita. Sarebbe quindi meglio:

  • Mangiare sano;
  • Bere due litri di acqua al giorno;
  • Non fumare;
  • Dormire a sufficienza;
  • Fare attività fisica;

Come eliminare i punti neri con metodi naturali

Se vuoi togliere punti neri, occorre innanzitutto dire che se i punti neri sono molti e se tendono facilmente all’infiammazione, è necessario consultare un dermatologo. Come detto nell’introduzione, evita di strizzare, stuzzicare o far scoppiare i punti neri. Mai accanirsi. Questo può causare infiammazione e infezione. Se vuoi sapere come togliere punti neri con dei rimedi naturali efficaci, qui sotto troverai l’elenco. Il consiglio è quello di provare un solo metodo per volta.

1. Maschera con argilla

L’argilla verde o bianca è un prodotto cosmetico che si può acquistare con facilità nelle erboristerie o nelle farmacie specializzate in prodotti naturali. Usarla per rimuoverli i punti neri è semplice. Basta miscelare la polvere di argilla con dell’acqua e con qualche goccia di succo di limone e stendere l’impasto sul viso, quindi aspettare una ventina di minuti e rimuoverlo con acqua calda. Metodo fenomenale.

2. Vapore e cerotto

Il vapore serve per aprire i pori. Inutile strizzarli se prima non agevoliamo la fuoriuscita. Come se stessi facendo dei suffumigi, basta tenere il viso su una ciotola di acqua bollente per 10-15 minuti, tenendo un asciugamano sulla testa. Una volta aperto i pori, prova a eliminarli con i cerotti per punti neri. Dopo aver concluso il trattamento, sciacqua il viso con acqua fredda per fare in modo che i pori si restringano e non si accumuli molto sporco.

3. Usa l’estrattore di comedoni

L’estrattore di comedoni è una pinzetta apposita per i punti neri, dotata all’estremità di un anello. Questa è adatta per rimuovere gli esemplari più grossi. In commercio ne esistono diversi tipi, per ogni tipo di comedono, ma anche in kit completi con estrattori di varie forme e misure. Utilizzare queste pinzette è molto semplice ed è meglio preparare la pelle utilizzando il precedente metodo con il vapore.

come togliere i punti neri

Prima cosa da fare è sterilizzare l’estrattore. Farete lo stesso al termine del trattamento. In questo modo eviterete di portare dei batteri all’interno della pelle. Mettete l’estremità con l’anello più grande sul punto nero, e spingete fino a quando il suo foro non sarà riempito di impurità. In base alla sua profondità, potrete regolare la pressione necessaria, rendendola più o meno forte.

Fonte: Come togliere i punti neri con 3 metodi infallibili

Le 9 migliori piante da appartamento

Le 9 migliori piante da appartamento

Le piante non solo ci danno idea di un ambiente più sano, fresco e naturale, ma diventano dei veri e propri complementi di arredo, valorizzano l’ambiente in cui viviamo, rendendolo piacevole, accogliente e perfino più elegante. Le piante da appartamento rendono l’ambiente più sano, purificando l’aria che respiriamo. Prendersene cura può addirittura avere un effetto rilassante e anti stress. Vediamo quali sono le migliori piante da interno, che cambieranno aspetto alla vostra casa.

Prima di vedere quali sono le migliori piante da appartamento, è importante identificare quali sono gli spazi della nostra casa nei quali abbiamo intenzione di collocare le piante, l’esposizione delle nostre finestre e il tempo libero che abbiamo a disposizione da dedicare alla cura di questa piante da appartamento. Prendersi cura delle principali piante d’appartamento non è difficile, basta rispettare delle semplici regole per tenere in vita e in salute le piante.

La luce

La luce è un elemento fondamentale. La pianta d’appartamento ha bisogno di molta luce, non diretta. Posizionate quindi le piante in prossimità delle finestre esposte a est, sud o ovest.

La temperatura

La temperatura ideale è 20 gradi nel periodo caldo e non al di sotto dei 15 gradi in inverno. Non posizionate le piante nelle zone dove c’è corrente o inprossimità di finestre che in inverno aprite spesso. Gli sbalzi termici potrebbero far soffrire le piante.

L’umidità

La maggior parte delle piante d’appartamento sono piante tropicali. Mettete nei sottovasi dell’argilla imbevuta di acqua che, evaporando, crea umidità intorno alle piante. In estate, vaporizzate regolarmente le foglie con uno spruzzino.

L’acqua

Non annaffiate le piante troppo spesso, annaffiatele solo quando la terra è asciutta, evitando l’acqua con troppo calcare. Per evitarne il ristagno d’acqua, che potrebbe far marcire la pianta, non lasciate a lungo il sottovaso colmo di acqua. Utilizzate l’argilla espansa tra il vaso e il terriccio.

La puilizia

Aiutandovi con delle cesoie, eliminate rami morti, foglie secche o rovinate e fiori appassiti. Tenete anche pulite le foglie dalla polvere, aiutandovi con un panno umido.

Il fertilizzante

Utilizzate il fertilizzante liquido aggiunto all’acqua con cui annaffiate ogni 15 giorni fra aprile e settembre.

Il rinvaso

Ogni due o tre anni, alla fine dell’inverno, e dipendentemente dalle condizioni della pianta, è consigliabile effettuare un rinvaso. Seglietene un vaso di 2-3 cm più grande del precedente.

10 piante d’appartamento

Ecco le 9 migliori piante d’appartamento.

1. Ficus Benjamin

Se avete spazio, questa è una delle piante ornamentali da appartamento più belle. Il Ficus Benjamin può arrivare a 2 metri di altezza e sviluppa radici numerose.

2. Sanseveria trifasciata

Necessita di posizioni luminose, ma non tollera la luce diretta del sole; teme il freddo, quindi si può portare all’esterno in primavera e in estate, mentre per il resto dell’anno vanno tenute in casa. Queste piante sono comunque poco esigenti e crescono bene anche all’ombra.

3. Kentia

Questya pianta, se coltivata in casa, può raggiungere anche i tre metri di altezza, anche se la sua crescita è molto lenta. Queste piante sono poco esigenti, sopravvivono anche in condizioni non ottimali: sopportano l’ombra e i periodi di siccità

4. Pothos

Questa è una pianta molto comune negli appartamenti perchè facile da coltivare e una buona capacità di adattamento. Nella coltivazione domestica raramente superano i 2 metri. Andateci piano con l’acqua, dato che le radici tendono a marcire rapidamente.

5. Dieffenbachia

Questa è una pianta molto bella, ma velenosa. Indossate guanti quando pulite le foglie o quando la spostate. Raggiunge un metro e mezzo di altezza e fiorisce raramente se coltivata in vaso, in compenso ha uno sviluppo pieno e ampio ma non eccessivo.

6. Spatifillo o Spatiphyllum

Pianta molto bella e dalla crescita veloce che possiede lunghe foglie di colore verde brillante, lucide, leggermente arcuate e appuntite. Nelle giuste condizioni ha una fioritura duratura. In natura cresce sugli argini di stagni e corsi d’acqua, richiede quindi annaffiature regolari.

7. Orchidea

Le orchidee sono piante affascinanti per la loro provenienza e per le bellissime infiorescenze. Le temperature minime di crescita devono essere di almeno 18-20 °C e per questo vanno tenute al caldo durante i mesi invernali. Mantenete un’elevata umidità intorno alla pianta con frequenti vaporizzazioni delle foglie e del fusto. Un altro fattore importante per queste piante è la luce poichè si tratta di piante che hanno bisogno di luce (mai diretta) e preferiscono luce diffusa.

8. Tronchetto della felicità

Questa pianta, chiamata anche yucca, ha l’aspetto simile ad una palma, con un fusto legnoso e le foglie verdi solo sull’estremità superiore. Si adatta perfettamente ad un arredamento etnico. Inoltre è molto longeva e facile da coltivare. Può raggiungere tre metri d’altezza.

9. Pianta del ragno

È una pianta da appartamento molto popolare, anche se originariamente nativa delle zone tropicali dell’Africa. Ha delle caratteristiche foglie dalla forma allungata di colore verde rigate di bianco, che crescono a grappolo. È perfetta per decorare una mensola, perchè formerà una piacevolissima cascata verso il basso.

Fonte: Le 9 migliori piante da appartamento

Come fare l’orto sinergico in 7 passaggi

Come fare l’orto sinergico in 7 passaggi

Nel precedente articolo abbiamo visto che cos’è l’agricoltura sinergica e come è nata questa tecnica di agricoltura naturale, chiamata anche l’agricoltura “del non fare”. L’orto sinergico fai-da-te, per una serie di motivi è diventato una vera e propria moda in materia di orti urbani. In questo articolo vediamo come realizzare un orto sinergico.

Quale terreno per iniziare l’orto sinergico

Se hai un terreno incolto, allora non ti devi affatto preoccupare, in quanto potresti essere avvantaggiato qualora volessi iniziare a coltivare con la tecnica dell’agricoltura sinergica. Per ottenere una buona biodiversità, il terreno dovrebbe essere infatti incolto e mai sfalciato da almeno tre o quattro anni e quindi ricco di erbe spontanee.

Se invece hai un orto precedentemente coltivato in maniera tradizionale, quindi con fertilizzanti e erbicidi, il primo passo da fare è rigenerare il terreno, e su questo l’orto sinergico impone pazienza, anche tre anni per avere un terreno pulito, vivo e sano. Prima di procedere alla coltivazione di piante commestibili, occorre compiere una o più coltivazioni di piante, come senape, cicoria, trifoglio, che metabolizzeranno i residui tossici contenuti dal terreno e, disgregandosi, forniranno un apporto di sostanza organica al terreno accelerandone così l’evoluzione. Quando giungeranno al termine del loro ciclo, le piante coltivate devono essere falciate e lasciate sul terreno.

Se non sono già presenti alberi e arbusti attorno all’orto, è opportuno realizzare una siepe tagliavento con specie autoctone adatte al clima e al terreno della zona.

Apprendi la filosofia dell’orto sinergico

Qualsiasi sia lo stato attuale del tuo orto, la prima cosa che devi tenere a mente è il principio sul quale si basa questa tecnica di agricoltura. Le piante nutrono il terreno, e il terreno nutre le piante. Non si tratta solo di un’armonia tra apparenti opposti, ma di una vera e propria scienza che studia il complesso rapporto tra i microrganismi che vivono nel terreno, i minerali, l’ossigeno, l’acqua, e come questo insieme possa far prosperare piante da orto in modo pari a quello delle più sofisticate tecniche agronomiche chimiche.

E se ti preoccupano le malattie e gli insetti, sappi che un orto sinergico ben tenuto e avviato è sano, e raramente le piante si ammalano o sono preda di insetti, che comunque non sono distruttivi come nelle monocolture. E per le erbacce? Le erbacce si contrastano con altre “erbacce” e con la pacciamatura.

La seconda cosa, se arrivi dall’orto classico è dimenticarsi l’aratro. Già da molti anni i giardinieri e i biologi hanno compreso quanto sia importante lo strato superficiale del terreno, carico di humus e ricco microrganismi. Rivoltarlo e interrarlo è la cosa più distruttiva che si possa fare.

Nell’orto sinergico la paglia riveste un ruolo fondamentale. Questa contiene cellulosa e si degrada lentamente. Deve essere lasciata a decomporsi direttamente sul terreno, così da creare una sorta di compost di superficie, nel quale i microrganismi demoliscono i resti, e l’acqua piovana li integra nel terreno. Inoltre la paglia provvede anche a una pacciamatura tale che non crescano le erbacce ed è un efficace metodo dissuasorio per gli uccelli.

Come fare l’orto sinergico

1. Quando iniziare?

L’orto sinergico può essere realizzato in ogni periodo dell’anno ma la primavera e l’autunno sono preferibili.

2. Preparazione del terreno e predisposizione dei bancali

La prima operazione per la creazione di un orto sinergico è la realizzazione di bancali. I bancali sono delle aiuole rialzate a forma rettangolare, dove verranno coltivate le piantine in file lineari. I bancali aiutano ad aerare il suolo compattato. I bancali dovrannoa avere una larghezza tale da consentire di arrivare al loro centro senza rischiare di calpestare il terreno del bancale. Mai calpestare il suolo del bancale. E’ indispensabile non compattarlo.

Ai lati del bancale realizzate delle passerelle/sentieri, sui quali potrete muovervi per lavorare sul bancale. La larghezza consigliata dei bancali è di 90-120 cm, per la lunghezza di 25 metri e altezza tra i 10 e i 40 cm. La larghezza consigliata dei passaggi tra un bancale e l’altro è di 50-60 cm, in modo da poter passare con una carriola.Il bancale si prepara con il terreno del posto e, nel caso in cui questo sia povero di sostanza organica, si può aggiungere compost o letame decomposto nello strato superficiale, compensando così la perdita di fertilità dovuta alla lavorazione.

3. Predisponi l’impianto di irrigazione

Nell’orto sinergico il metodo migliore di irrigazione è il sistema goccia a goccia. Il sistema goccia a goccia consente di risparmiare acqua ed evitare i problemi conseguenti alla bagnatura della parte aerea delle piante. Fissate al suolo i tubi di polietilene, sotto lo strato di pacciamatura e sulla sommità del bancale. Nei tubi si fanno buchi ogni 20-30 cm e si inseriscono i gocciolatori.

irrigazione orto sinergico4. Preparati alla pacciamatura

La pacciamatura costituisce uno degli elementi fondamentali dell’orto sinergico. Si tratta di un sostituto del manto di foglie ed erbe che copre i terreni allo stato naturale.

LEGGI COME FARE PACCIAMATURA

5. Predisponi i tutori per le piante

Nell’orto sinergico è previsto l’uso di tutori permanenti per le piante. Potete installarli una volta terminato di preparare i bancali e l’irrigazione. Questi forniranno le superfici di supporto per le specie rampicanti, una guida per i pomodori, un sostegno per le piante con molto fogliame, facendo così entrare aria e luce tra le piante, e per contenere le specie ad elevato sviluppo in altezza. I tutori dovranno essere scelti e installati in relazione a quelle che saranno le vostre colture. Tipicamente si utilizzano i tondini da edilizia da 10 o 12 mm.

6. Come gestire semine e trapianti

Dovrai programmare bene a tavolino semine e trapianti al fine di assicurare una copertura costante dei bancali in ogni periodo dell’anno con piante per l’alimentazione, aromatiche, ornamentali e officinali. Questo, per non correre il pericolo di infezioni e infestazioni come nelle monocolture.

La migliore sinergia si ottiene con le piante di almeno tre famiglie differenti, tra cui le leguminose, che hanno la capacità di fissare l’ azoto e liliacea, che tengono lontani i batteri e i nematodi.

Come organizzare le piante nel bancale

  • Le piante aromatiche si possono collocare alle estremità dei bancali mentre le piante ornamentali con fiori si possono mettere ovunque;
  • Carote, insalate, radicchi, cicorie, bietole vanno collocate lungo le sponde dei bancali;
  • leguminose, pomodori, basilico, zucchine, zucche, melanzane vanno collocate
    preferibilmente nella parte piana dei bancali;
  • Le patate possono essere messe ovunque.

Le consociazioni

La consociazione è utile per occupare meglio lo spazio, per rendere il terreno più produttivo, per limitare l’invasione di erbe spontanee e per sfruttare al meglio l’effetto protettivo nei confronti di malattie e insetti. Si possono consociare specie a ciclo breve e specie a ciclo lungo. Se vuoi approfondire, leggi anche come fare le consociazioni degli ortaggi.

7. Come attirare gli animali utili all’orto

Per il controllo degli animali molesti per le colture, si attuano strategie di controllo naturale tra cui quelle di creazione e conservazione di condizioni ambientali favorevoli per le specie animali che effettuano un controllo naturale delle cosiddette specie dannose. Gli animali amici dell’orto sono il riccio, il pipistrello, uccelli insettivore alcune specie di rospo.

COME ATTIRARE INSETTI ORTO

Fonte: Come fare l’orto sinergico in 7 passaggi

Viaggiare a metano con una Seat: quanto si risparmia ogni giorno

Viaggiare a metano con una Seat: quanto si risparmia ogni giorno

Seat ci mostra quanto è possibile risparmiare in un anno usando un’auto a metano per le attività quotidiane. E si inquina pure meno…

Scegliendo una vettura alimentata a metano si può risparmiare molto sul carburante e, quasi sempre, evitare i blocchi del traffico imposti dai Comuni per migliorare la qualità dell’aria delle nostre città. Questo perché, oltre ad essere economico, il metano inquina molto meno di diesel e benzina ed emette meno CO2 per ogni chilometro percorso.

Lo sa bene Seat, che ha nella sua gamma anche veicoli a metano, ma purtroppo non se ne sono accorti molti potenziali clienti. Per superare questo problema di comunicazione Seat ha deciso di realizzare un breve video in cui Juan Galera, proprietario di una Seat Leon TGI a metano, ci mostra la sua vita quotidiana a bordo della sua auto.

Juan è un giovane contabile, padre di due figli, possessore di una Seat a metano da un anno. Percorre circa 50 km al giorno per le sue attività quotidiane: accompagnare i figli a scuola, andare al lavoro etc etc. Come un po’ tutti noi, ogni tanto Juan porta la famiglia fuori città per il week end. Una vita normalissima, uno stile di utilizzo dell’auto assolutamente comune in Europa.

Quanto risparmia Juan in un anno, rispetto alla sua vecchia auto diesel? Un bel po’, circa 1.000 euro l’anno, visto che nella sola settimana mostrata nel video ha percorso 300 km spendendo 13 euro di metano.

Ovviamente molto dipende dallo stile di guida e, almeno a vedere il video pubblicato da Seat, Juan è proprio un bravo ragazzo quando sta al volante. Tuttavia è indubbio che, ambiente a parte, il risparmio passando al metano c’è e si sente in tasca.

E poi ci sono altri vantaggi: “Ho un’auto ecologica, sono libero di circolare in città anche in caso di restrizioni del traffico dovute all’inquinamento, e risparmio 20€ di rifornimento a settimana – spiega il buon Juan – Nel mio caso, contando i tragitti di ogni giorno da casa a scuola, gli spostamenti per le riunioni di lavoro e i giri del fine settimana, questo equivale un risparmio del 30% al chilometro rispetto al Diesel che avevo fino all’anno scorso“.

In più Juan ha ricevuto un contributo di 3.000 euro all’acquisto, dato che il metano è classificato come carburante a basse emissioni di CO2. Ancora, tornando alla quotidianità del contabile metanizzato: “Può sembrare sorprendente, ma non ho percepito alcuna differenza. Di fatto, il motore utilizza il gas finché non termina, per poi passare alla benzina. E quando succede, l’unica cosa che noti è la luce verde che si accende. Con i due depositi puoi percorrere fino a 1.300 km senza fermarsi“.

Juan ha anche la comodità di avere un distributore di metano a dieci minuti dall’ufficio. Ogni volta che va a fare rifornimento mette nel serbatoio 15 kg di gas, spendendo 13 euro circa, e quando deve fare viaggi lunghi guarda in anticipo la mappa dei distributori di metano.

La gamma a metano di Seat è appena stata allargata: dopo la Leon e la Mii, ora anche Ibiza e Arona stanno arrivando sul mercato in versione TGI: entro metà 2018 i modelli Seat a metano saranno, così, quattro.

Fonte: Viaggiare a metano con una Seat: quanto si risparmia ogni giorno

Agar-agar: cos’è, proprietà, come si usa e dove si compra

Agar-agar: cos’è, proprietà, come si usa e dove si compra

L’agar-agar è un gelificante naturale ricavato dalle alghe rosse. In Giappone – nome “kanten” – è molto usato per la preparazione di gelatine per dolci. Si tratta di un prodotto totalmente vegetale che, avendo un sapore praticamente neutro, si presta per ogni preparazione senza compromettere il sapore del prodotto finale.

L’agar-agar è noto anche come agar, dal nome malese delle alghe rosse. Si tratta di è un polisaccaride usato come gelificante naturale e ricavato da alghe rosse appartenenti a diversi generi, tra i quali Gelidium, Gracilaria, Gelidiella, Pterocladia, Sphaerococcus.

Dal punto di vista chimico è un polimero costituito principalmente da unità di D-galattosio (è quindi detto poligalattoside). Il galattosio è uno dei due componenti del lattosio, lo zucchero presente anche nel latte; infatti il lattosio è per definizione un disaccaride formato da una molecola di α-glucosio e una di β-galattosio.

Come riconoscere l’agar-agar in etichetta

L’agar-agar viene usato anche nella grande distribuzione per la preparazione di budini e di altri prodotti trasformati e viene considerato e riportato in etichetta come additivo alimentare. Lo riconoscete con il codice E406 sull’etichetta degli ingredienti.

Proprietà agar-agar

Viene considerato adatto a coloro che desiderano mantenere sotto controllo il proprio peso, in quanto non richiede l’aggiunta di zuccheri nella preparazione di gelatine o al fine di addensare confetture e marmellate. In Giappone viene utilizzato da secoli per via delle proprietà dimagranti ad esso attribuite.

All’agar agar sono attribuite proprietà lassative e depurative. Esso riesce a contribuire ai processi di eliminazione delle tossine posti in atto dall’organismo. In Oriente è ritenuto un valido aiuto per combattere il diabete e per favorire la regolarità intestinale e considerato un coadiuvante adatto a migliorare le situazioni di stitichezza.

L’agar agar contiene calcio, ferro e vitamine del gruppo A, B, C, E e K, a fronte di un ridotto apporto calorico. È naturalmente privo di glutine.

Per cosa si usa?

L’agar può essere usato in ogni tipo di preparazione che prevede l’uso della gelatina, come gelatine di frutta, mousse al cioccolato, marmellate, panna cotta, budini, aspic di verdure, sformati di verdure o legumi e la copertura della frutta nelle crostate.

Come si usa l’agar-agar

State preparando un budino, una mousse al cioccolato o una crostata e non sapete come usare l’agar-agar?

Niente di più facile. L’agar-agar viene commercializzato in tre forme diverse: in fiocchi, in fili ed in polvere. La forma più concentrata e facile da usare  è quella in polvere. Con l’agar-agar potete trasformare un qualsiasi liquido in gelatina. Il procedimento è molto semplice. Versatelo all’interno di liquidi bollenti (acqua, latte di soia, di riso o di mandorla, succhi di frutta) e mescolate per un paio di minuti.

La gelificazione avviene ad una temperatura compresa tra 30 e 40 gradi e quindi il liquido su cui stiamo lavorando va lasciato riposare fino a quando non si avvicinerà ad una temperatura di poco superiore a quella ambiente. Una volta gelificato, trasferite in frigorifero.

Dosi per usare l’agar-agar

La dose indicativa è di 2 cucchiaini di agar-agar in polvere per litro di liquido (acqua, succo, bevanda di soia).

Se siete abituati a usare la gelatina in fogli, sappiate che un cucchiaino di agar agar in polvere corrisponde a 6 fogli di gelatina.

Agar-agar meglio della colla di pesce?

La colla di pesce è realizzata mediante lo scioglimento via idrolisi e successiva evaporazione di tessuti connettivi animali, come la cotenna di maiale o di altri animali da reddito. Per cui per coloro che seguono una dieta vegetariana, vegana e priva di crudeltà, è bene sostituire la gelatina in fogli o la colla di pesce con l’agar-agar.

Agar agar dove si compra

Lo trovate in vendita nella maggior parte delle erboristerie e dei negozi di prodotti naturali e biologici. È anche reperibile in numerosi store online nelle sue diverse versioni.

Fonte: Agar-agar: cos’è, proprietà, come si usa e dove si compra